In certe situazioni ha ancora senso parlare di “generi musicali”? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di Paolo Fresu, in trio con Dhafer Youssef (oud e voce) ed Eivind Aarset (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu è un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, però, ne sanno sempre una in più del pubblico (anche più di una, in realtà…), ed ecco che il trio di ieri sera si è esibito in un concerto che era molto più che jazz, visto che l’incontro fra i tre includeva anche suggestioni etniche (Youssef è tunisino) ed elettrico/elettroniche, per creare un corpo sonoro leggero e dalla forma libera, il cui unico limite era solo la fantasia (peraltro assai vasta) del trio.
La particolarità del concerto, organizzato dal Policoro Jazz Fest, è stata legata anche alla bellezza del luogo: l’Energy Beach Bar di Montegiordano Marina (CS), con il palcoscenico collocato in modo da offre agli spettatori la vista del mare dietro ai musicisti. Alla fine del concerto ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Paolo Fresu, per la seconda volta a distanza di circa tre anni (la documentazione – recensione e intervista audio – sul primo incontro è qui, insieme ad altre cose fatte in passato).
Stavolta si è parlato soprattutto del momento legato alla composizione dei brani. Vi invito dunque all’ascolto del poscast, che trovate qui di seguito.

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