In questi giorni sto seguendo per “La Gazzetta del Mezzogiorno” la prima edizione di un festival blues che si tiene a Matera, e che si chiama BluesOn Festival. Nonostante la validità del programma l’inizio non è stato dei più incoraggianti: la prima sera eravamo in quattro gatti. Quando succedono queste cose provo un certo senso di fastidio, soprattutto in virtù dello spreco di grandi mezzi messi in gioco (un palco ben attrezzato, uno spazio enorme a disposizione e un programma articolato nell’arco di una settimana). Da notare che il festival è stato realizzato senza il sostegno di alcuna istituzione (!), ma solo grazie al finanziamento di un grosso imprenditore locale, proprietario, tra l’altro, di una seguita TV della zona. Ora, qual è il punto verso cui voglio andare a parare? Semplicemente questo: non ha senso investire le grandi risorse di cui sopra se non si prevede un buon piano di comunicazione. Se si organizza un mega-evento, lo dovrà sapere anche l’eremita! Invece, al giorno inaugurale del festival, il programma dettagliato non ce l’aveva nemmeno il giornale per cui scrivo! Tutta la pubblicità era stata incanalata sulla TV privata di cui è proprietario il finanziatore della manifestazione. Tutto gratis, ovviamente. Si è scelto dunque di risparmiare sui costosi manifesti, pensando che la pubblicità su un potente mezzo come la televisione fosse sufficiente. Nulla di più sbagliato. Per un’occasione come questa la città avrebbe dovuto essere stata tappezzata di manifesti. Invece, una cattiva comunicazione ha vanificato tutti gli sforzi per realizzare un festival “importante”. Non si fa così. Proprio no.

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