Triad Vibration: dal JazzIt Fest alla notorietà?

Se distinguersi dalla massa di gruppi musicali che ci sono in giro può essere a volte complicato, i Triad Vibration hanno trovato un modo perfetto per farsi notare: aggiungere ad un basso e ad una batteria di impostazione jazz-rock un musicista che suona il… didgeridoo! Esatto, proprio l’antichissimo strumento degli aborigeni australiani. Il risultato di questo mix inconsueto tra una sezione ritmica moderna e uno strumento millenario è non solo suggestivo, ma anche decisamente energico e coinvolgente. Oltretutto, considerata la particolarità del didgeridoo, anche gli equilibri di un normale trio sono rimessi in discussione, dato che in questo modo il basso viene ad assumere spesso un ruolo anche melodico e di primo piano che normalmente non gli è proprio. La musica di questa particolare formazione è travolgente, e vi consiglio di ascoltarla.

Non conoscevo questi musicisti prima di un messaggio di Luciano Vanni su Facebook in cui – con grande entusiasmo di Luciano – viene raccontata la loro partecipazione gratuita alla prima edizione del JazzIt Fest e il successivo svilupparsi degli eventi, che ha portato questi musicisti ad avere ulteriori possibilità di visibilità. La cosa interessante di cui Luciano parla è la possibilità di “accendere la musica” attraverso un’idea di sharing economy applicata al campo artistico (JazzIt Fest è organizzato senza alcun contributo pubblico), da cui ogni partecipante trae beneficio (nel caso dei musicisti, si tratta di ottenere visibilità in cambio di una performance gratuita).

La partecipazione dei Triad Vibration al JazzIt Fest ha messo in moto, in effetti, qualcosa che li ha portati a suonare anche al JazzIt Club di Roma lo scorso 6 febbraio e, da lì, a venir invitati da Ernesto Assante e Gino Castaldo negli studi di Repubblica TV per la puntata di Webnotte del prossimo 25 febbraio. Chissà dove arriveranno ancora, ma i grandi palchi e le migliori attenzioni se li meritano tutti.

Triad Vibration

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