"Tre racconti", di Mario Lupo

Tre racconti La scorsa estate, prima del mio trasferimento in Polonia, mi è capitato di scattare una foto panoramica del mio paese, Pomarico, che come molti altri paesi della Basilicata è dolcemente appollaiato su una collina. L’aver colto un senso di pace e di riposo attraverso quell’immagine mi compiaceva, ma come capita spesso non prestai molta attenzione alla cosa e accantonai la foto senza darle grande importanza.
Caso volle, invece, che quella foto finisse per diventare la copertina di un libro, alcuni mesi dopo. “Tre racconti”, opera prima di Mario Lupo, è un libro che ha spesso riferimenti più o meno espliciti proprio a Pomarico, con sviluppi narrativi che mescolano abilmente la storia personale dell’autore alla pura fantasia.
Il primo dei tre episodi, intitolato “La piccola Anna e zì ‘Nofrio”, ha per protagonista un bizzarro personaggio ai margini della società che si confronta quotidianamente con un misterioso passato.  Il secondo racconto, “Lo stereotipo”, affronta con toni leggeri un tema pesante come quello del pregiudizio e del razzismo; mentre il terzo, “Il socialista”, ripercorre il pensiero del socialismo prendendo come spunto il contrasto tra un padre e un figlio, espresso attraverso due modi diversi di intendere la politica.
Ciò che accomuna questi racconti, al di là del richiamo frequente al Sud – di cui l’autore è originario – è il gusto per il finale sorprendente, per il colpo di scena che spiega – in tutto o in parte – situazioni che fino ad un attimo prima si rivelavano misteriose o non pienamente comprensibili.
“Tutto è vero, nulla è reale”, si legge tra le note di copertina. Proprio come il cielo chiaro di notte che è raffigurato nella mia foto.

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