Archive | Punti di vista

Incontri musicali inattesi tra Portogallo e Polonia: l’associazione culturale d’Orfeu e Octavia

Recentemente ho scritto un articolo per Whatyoulove.it, in cui parlo del rapporto tra viaggio e musica, e vi invito a leggerlo.

Qual è la cosa che più affascina di un viaggio? Personalmente, credo che sia il fatto di esporsi all’inatteso, alla possibilità cioè di incontrare casualmente persone che mai si sarebbero potute incontrare stando a casa, e che in qualche modo mettono in discussione le convinzioni acquisite o fanno vedere sotto una luce nuova le cose già note.

Nel corso dei miei viaggi all’estero ho incontrato moltissime persone straordinarie, ma limitandomi a raccontare gli incontri musicali più interessanti, due sono quelli che mi vengono in mente per primi: quello con i musicisti dell’associazione culturale d’Orfeu, in Portogallo, e quello con Octavia, una brava cantante che ho conosciuto in Polonia.

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Copyright fino a 70 anni? Ma siamo matti?

Copyright

La durata del diritto d’autore per le opere musicali è stata estesa da 50 a 70 anni dalla data di creazione: ciò è quanto oggi ha deciso il Consiglio dell’Unione Europea. Insomma, con questa delibera gli autori di canzoni potranno godere dei diritti d’autore per più tempo.

“Bello, no?”, penserà qualcuno. Sarà. Però, è noto anche ad un bambino che i supporti fisici per la musica non li vuole più nessuno, a parte pochi affezionati. Il business tradizionale così come è stato portato avanti fino ad oggi dalle case discografiche si è rivelato fallimentare. Dunque? Che senso ha continuare a sviluppare un modello che fa acqua da tutte le parti? La gente vuole la musica gratis, e l’Unione Europea continua a supportare gli interessi dei grandi gruppi dell’industria discografica. Perché non regolamentare invece le licenze libere (copyleft) del Creative Commons, e sviluppare un sistema economico intorno a quelle, in modo da liberare gli artisti dalle prepotenze delle etichette discografiche e potersi gestire da soli, in totale libertà? Credo che sia giunto il tempo di incentivare il rapporto diretto tra gli artisti e i loro fan, senza intermediazioni. Con la licenza Creative Commons questo è possibile, senza troppe pratiche burocratiche, come avviene con il costoso copyright attuale. Ne beneficierebbero tutti: artisti e pubblico. Ci sarà modo di tornare presto su questo argomento, in un altro post che pubblicherò a breve.

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Il nuovo pop “classicizzato” e la tendenza autodistruttiva della discografia.

Deutsche Grammophon logo

Tori Amos pubblicherà il suo prossimo album – “Night of hunters” – il prossimo 20 settembre, per l’etichetta Deutsche Grammophon. Sono contento che stia per uscire un nuovo lavoro di un’artista che ammiro molto, però questa notizia mi ha in un certo senso turbato. Perché? Il motivo è che la Deutsche Grammophon è una storica e gloriosa etichetta di musica classica, ed è evidente che Tori Amos non rientra certo in questo genere musicale. Dunque, l’idea di far rientrare un’artista pop come Tori Amos nel catalogo classico della Deutsche Grammophon ha evidentemente motivazioni prettamente commerciali, come già avvenne per l’acquisizione di Elvis Costello e Sting.

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Quel Rokkaccio di Vasco Rossi.

Vasco Rossi "Rokkaccio1"

Da qualche settimana a questa parte tutti sembrano prestare grande attenzione alla passione di Vasco Rossi per il web: televisioni e giornali (sia online che offline) rilanciano puntualmente i suoi “clippini”, ovvero quei video in cui il rocker si spoglia del suo mito per mostrarsi nella sua quotidianità di “social rocker“. Al di là dei commenti sul contenuto di ogni singolo video (non penso abbia grande importanza commentare: ognuno può trarre da sé le proprie conclusioni), la cosa interessante è il fatto stesso che un personaggio di questo calibro abbia deciso di mostrarsi per come è, nel bene e nel male. Penso che sia una scelta coraggiosa, molto rock, anche. De-mitizzare il mito, rendere quotidiano un personaggio pubblico che normalmente viene percepito come lontano e inaccessibile nella sua sfera privata, è un’altra delle grandi possibilità offerte da internet. Chiunque – famoso o no, mito o non mito – può mettersi in gioco di fronte ad una platea di fan (reali o potenziali), e creare il suo show per i suoi ammiratori. Che si tratti di Vasco Rossi sotto lo pseudonimo di “Rokkaccio1” su YouTube, oppure di un pinco pallino qualsiasi che parla dei suoi interessi, su internet c’è spazio per tutti, purché si abbia qualcosa da dire. La rivoluzione della rete consiste in questo: nel dare spazio a chi altrimenti non ne avrebbe avuto, ma anche nel dare, a chi la popolarità già ce l’ha, la possibilità di esporsi in maniera completamente nuova. Questa cosa Vasco Rossi l’ha capita benissimo, e tutti ora parlano di lui e dei suoi clippini. Ah, quel Rokkaccio di un Vasco…!

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Claudio Baglioni – "Niente più"

Nel 1985 avevo 11 anni, e un giorno di aprile di quell’anno mi capitò di ascoltare la sigla di un programma televisivo (“Serata d’Onore”, condotto da Pippo Baudo); ma quella non era una sigla qualsiasi, per due motivi. Il primo motivo per cui quella sigla era speciale è che si trattava dell’anteprima del nuovo album di Claudio Baglioni (“La vita è adesso”), che sarebbe stato pubblicato di lì a poco. Il secondo motivo – più personale – per cui quella sigla era importante è che in quel preciso momento, per la prima volta in vita mia, ho provato una forte emozione associata ad una musica. Insomma, in quel momento ho scoperto la mia passione per la musica, che da lì si è sviluppata sempre più nel corso degli anni. La sigla in questione era questa:

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Addio Michael Jackson.

 

La notizia della morte improvvisa di Michael Jackson mi ha colpito abbastanza, pur non essendo un suo fan. Non ho molto da dire in proposito, se non che spero che trovi in cielo quella pace che non ha mai avuto in terra (nonostante l’enorme fortuna offertagli dalla vita).

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Lettera aperta a Claudio Baglioni

Lettera aperta a Claudio Baglioni.png

Caro Claudio,

chi ti scrive è un tuo fan di vecchia data, deluso dall’ultimo corso della tua produzione artistica. Di artistico, a dire il vero, è rimasto ben poco, ormai.

Fatto sta che Beppe Grillo, ieri, ti ha dato del “mammaro”, e purtroppo devo dire che ha ragione. Grillo si lamenta del fatto che gli artisti italiani siano del tutto indifferenti alle quotidiane vergogne politiche che stanno stravolgendo i connotati del nostro Paese, e tira in ballo il tuo nome insieme a quelli di Jovannotti (definito “bamboccione”), Pino Daniele (“monnezzaro”), Vasco Rossi (“silenzioso”), De Gregori (“ex compagno”) e Iva Zanicchi (“Aquila di Arcore”).

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Mp3 alla ribalta

Ieri, nel corso di una conversazione telefonica con un’amica, mi è capitato di dire che nel pomeriggio sarei passato dal negozio di dischi per fare un po’ di acquisti musicali. Per tutta risposta mi sono sentito dire: “Ah, non scarichi musica da internet?”.
Oltre a ciò, noto che molti colleghi vengono al lavoro ascoltando musica con un lettore mp3, e che anche in quel caso quando me ne esco con una frase del tipo: “ho appena COMPRATO l’ultimo compact disc di…” mi guardano tutti con un’aria piuttosto meravigliata.
A volte mi sento come un dinosauro in via di estinzione, un po’ seccato per come vanno le cose del mondo (l’estinzione è una cosa un po’ seccante, in effetti…). Del resto c’è poco da fare, le vendite dei cd calano, e il “consumo” (parola non usata a caso) della musica su internet spopola.
Però, voi che scaricate in poche ore intere discografie e avete gli hard disc strapieni di musica ancora da sentire, conoscete il piacere di un ascolto attento?

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