L'importanza di un buon piano di comunicazione

In questi giorni sto seguendo per “La Gazzetta del Mezzogiorno” la prima edizione di un festival blues che si tiene a Matera, e che si chiama BluesOn Festival. Nonostante la validità del programma l’inizio non è stato dei più incoraggianti: la prima sera eravamo in quattro gatti. Quando succedono queste cose provo un certo senso di fastidio, soprattutto in virtù dello spreco di grandi mezzi messi in gioco (un palco ben attrezzato, uno spazio enorme a disposizione e un programma articolato nell’arco di una settimana). Da notare che il festival è stato realizzato senza il sostegno di alcuna istituzione (!), ma solo grazie al finanziamento di un grosso imprenditore locale, proprietario, tra l’altro, di una seguita TV della zona. Ora, qual è il punto verso cui voglio andare a parare? Semplicemente questo: non ha senso investire le grandi risorse di cui sopra se non si prevede un buon piano di comunicazione. Se si organizza un mega-evento, lo dovrà sapere anche l’eremita! Invece, al giorno inaugurale del festival, il programma dettagliato non ce l’aveva nemmeno il giornale per cui scrivo! Tutta la pubblicità era stata incanalata sulla TV privata di cui è proprietario il finanziatore della manifestazione. Tutto gratis, ovviamente. Si è scelto dunque di risparmiare sui costosi manifesti, pensando che la pubblicità su un potente mezzo come la televisione fosse sufficiente. Nulla di più sbagliato. Per un’occasione come questa la città avrebbe dovuto essere stata tappezzata di manifesti. Invece, una cattiva comunicazione ha vanificato tutti gli sforzi per realizzare un festival “importante”. Non si fa così. Proprio no.

5 Responses to L'importanza di un buon piano di comunicazione

  1. porzione 7 luglio 2006 at 10:49 #

    Sono d’accordo con te. Aggiungerei inoltre che per quanto una tv locale possa essere seguita, certamente non raggiunge che una parte della popolazione.
    Ma sulla Gazzetta apparirà il programma prossimamente?

  2. Filippo 7 luglio 2006 at 14:43 #

    Infatti… Non è detto che i telespettatori siano le stesse persone che frequentano abitualmente i concerti (è nota la pigrizia di chi ama l’accoppiata TV-poltrona)! Inoltre, avranno pensato in molti, perché muoversi da casa – spendendo anche dei soldi – se il concerto veniva trasmesso in diretta TV (gratis)?
    Riguardo alla Gazzetta, in questi giorni ci sono purtroppo un po’ di problemi in redazione, nel senso che molte persone sono in vacanza e fanno un po’ di fatica a stare sulla notizia. Io l’articolo con il programma l’ho mandato, spero che lo pubblichino domani.

  3. Donato Mola 8 luglio 2006 at 14:55 #

    Ciao, sono Donato Mola uno degli organizzatori di questa manifestazione!
    “Un buon piano di comunicazione” … vorrei fare una serie dipuntualizzazioni.

    Il Programma alla testata per la quale scrivi (e ti ringrazio ancora per lo sforzo che anche voi avete fatto) è giunto 2 settimane fa e a più riprese è stato allegato il link al sito internet che conteneva gli aggiornamenti!

    Non abbiamo tappezzato la città di manifesti per motivi puramente economici, abbiamo scelto di fare volantinaggio mano a mano, proprio nei giorni della festa patronale, affiancando alle locandine affisse all’interno di esercizi commerciali, cosa fatta anche in vicini comuni del circondario. I programmi della manifestazione sono arrivati in ritardo, questa è stata la più grossa mancanza! Non abbiamo puntato tutto sulla tv! Anche se nel periodo di riferimento è stata seguita (proprio per l’interesse suscitato dalla festa patronale da un numero elevatissimo di persone).

    Sullo spreco sono abbastanza in linea con quello che scrivi (ma per motivi diversi da quelli che descrivi), il primo giorno tante (troppo) persone sono ARRIVATE nel luogo dell’evento, ma hanno fatto dietrofront (causa costo di ingresso!). Ti dirò di più, le stesse persone
    che avevano fatto la tessera per entrare non sono più venute.

    E’ stata la prima volta” per noi, quindi è giusto che io faccia mea culpa su quello che non ha funzionato, perchè sicuramente molte cose non hanno funzionato.

    Appena finito il festival scriverò una lettera aperta, magari la invierò proprio al vostro quotidiano (che ci è sempre stato vicino) spiegando perchè non ci sarà una “seconda edizione” del festival, e spiegando perchè quel palco (e tutti gli eventi collegati) sono una cattedrale nel deserto … va bene, piano di comunicazione carente (ok diamo la colpa a lui questa volta) … ma tutti quelli che non sono ritornati, quelli che sono venuti e sono tornati indietro? quelli che (come un tumore) ci avevano promesso di “boicottare” la manifestazione? Quelli che pur di non sostenerci pagando per entrare sono rimasti appollaiati in alto per ascoltare i concerti da lontano?

    Se avessimo indicato un biglietto di 20 euro per ballare fino a notte fonda come fossimo una discoteca, vedi che successone!

    CMQ grazie per l’articolo che ho letto oggi … e complimenti per il blog!

  4. Donato Mola 8 luglio 2006 at 15:10 #

    … dimenticavo l’ultimo (e maggiore) motivo di amarezza … le stesse band “locali” che si sono esibite non hanno detto ai loro amici di scendere, perchè per accedere al luogo dei concerti si pagava un biglietto di ingresso … e questo non è giusto. Noi stessi, band comprese, ci siamo autotassati (con la tessera all’associazione) per pagarci i numerosi costi della manifestazione … e proprio le band non hanno invitato i loro amici a sguirli, allora c’è veramente qualcosa che non funziona, e, amaramente, non funzionerà mai!

    Tutte le manifestazioni che abbiamo promosso sin’ora erano ad ingresso libero, e con il supporto di una ben pianificata campagna di comunicazione, tralasciamo le conferenze stampa, (quasi sempre deserte a parte i soliti appassionati dei quali posso farti il nome se vuoi). Sempre tutto esaurito, anzi gente in piedi in teatro e in auditorium.

    I soldi (tanti) dei manifesti (100 x 70) erano resi vani dalle tasse di affissione (sempre a spese nostre perchè chi poteva PATROCINARE l’iniziativa abbuonandoci almeno quei costi, non aveva neanche i soldi per comprarsi una penna, è accaduto in occasione di un concerto il primo maggio) … il giorno dopo la partenza della campagna di affissione mi prendo la briga di farmi un giro per vedere dove e come li avevano affissi!

    Mi vengono le lacrime agli occhi se penso ai soldi buttati letterlamente per la stampa, quando scopro che i manifesti erano il più delle volte nascosti e solo ed esclusivamente nelle zone periferiche della città. Non serve a niente così … e poi la ciliegina te la preannuncio, arriverà a Festival finito, perchè se la campagna affissioni non c’è stata, e quella del programma (stampato da distribuire in giro) sono partite in ritardo, c’è un motivo veramene GRAVE ed assurdo, e almeno li le responsabilità hanno un nome ed una fascia tricolore!

  5. Filippo 8 luglio 2006 at 19:34 #

    Caro Donato, innanzitutto mi preme sottolineare che mi dispiace molto per come sono andate le cose, così come mi dispiace che non si tenti una seconda edizione (anche se è evidentemente comprensibile). Sono sempre molto amareggiato quando vedo cose di questo tipo, che a Matera succedono troppo spesso (uno spettacolo con Tiziana Foschi dell’anno scorso, all’auditorium, riuscì a fare solo 10 spettatori – contati!).

    Riguardo al programma inviato alla Gazzetta, quando sono stato contattato per occuparmi del BluesOn Festival (poche ore prima dell’inizio, il primo giorno) mi è stato detto che in redazione non c’era il programma dettagliato, e mi avevano chiesto espressamente di raccogliere maggiori informazioni. Può darsi allora che ci sia stato un problema di comunicazione (paradossalmente) interno alla redazione, vista la situazione non rosea a cui accennavo nel post.
    Sempre a proposito del giornale per cui scrivo, va detto che si è insinuata anche un’altra circostanza sfavorevole che però, stavolta, riguarda la sfera personale del sottoscritto. Improvvisamente (due giorni fa) sono stato chiamato per un lavoro in Germania, dove mi trasferirò fino alla fine di settembre. Prontamente, ho avvisato la redazione dicendo che non potevo più occuparmi del festival e invitandoli a trovare un sostituto (spero che lo abbiano fatto!). Il motivo per cui in queste sere non mi state più vedendo, dunque, è che sto organizzando l’improvvisa partenza e purtroppo non ho il tempo per scrivere gli articoli. Qui non posso che fare le mie scuse personali, ma l’offerta di lavoro non la potevo rifiutare.

    Riguardo al discorso generale che fai tu non posso che essere solidale con ciò che dici (che la gente si affacci dall’alto per non pagare è assurdo!). Fondamentalmente è un problema di ignoranza. La gente è disposta a scialacquare un mucchio di soldi quando arriva il grande nome, ma non ne vuole sapere di pagare un biglietto anche di modesta entità per spettacoli un po’ meno in vista. Dunque, bisogna andare avanti con un progetto di educazione. In questo senso, BluesOn ha una impostazione corretta e originale, a Matera. Se il pubblico è immaturo, bisogna “farlo crescere”. Certo, è un processo lungo, ma mi sembra che questa sia la strada giusta. Bisognerebbe mettersi in piazza, il sabato sera, in mezzo allo “struscio”, per fare delle guide all’ascolto, nel modo più coinvolgente possibile. Lo so, sono utopie…

    Rimango comunque convinto dell’importanza che ha l’aspetto legato alla comunicazione, anche se alla luce di quello che apprendo dalle tue parole mi rendo conto che il problema sia ben più vasto, soprattutto nel nostro contesto. Vi invito a non mollare, e magari a ripensare il festival blues con una formula differente (magari gratis – lo so, è difficile – e in una piazza che sia la più centrale possibile).

    Ad ogni modo, complimenti per quello che siete riusciti a fare (mancava solo il pubblico, veramente!), non solo in questa occasione. Peccato – per questa volta – ma tenete duro, mi raccomando!

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