L’arte dell’improvvisazione radicale di Marc Ducret

Marc Ducret è un chitarrista francese noto soprattutto per via della sua collaborazione con il sassofonista Tim Berne. Ieri sera ho avuto il piacere di ascoltarlo al Pardon, To Tu a Varsavia, in un concerto in cui si è esibito da solo con la chitarra elettrica.

Il suo stile è a metà strada tra free jazz e musica d’avanguardia contemporanea, e soprattutto nei primi due brani in apertura di concerto si è sentita l’influenza di un certo tipo di musica colta che affonda le basi nell’atonalità. L’elemento ritmico ha prevalso per quasi tutta la serata su quello melodico-armonico, poiché i frammenti di scale incastonati gli uni con gli altri e suonati a folle velocità non erano in alcun modo riconducibili ad alcuna tonalità. Alla fine del secondo brano, Ducret ha commentato lo stesso spiegando che aveva cominciato suonando un pezzo suo, e che man mano era diventato qualcos’altro, giustificando in tal modo il suo piacere di suonare in solitaria con il fatto che ogni sera non sa mai cosa suonerà effettivamente.

Continuando la sua esibizione solista, Ducret ha poi spostato l’attenzione sul timbro del suo strumento, giocando a tirarne fuori i suoni più strani grazie ad un ebow che faceva suonare la chitarra ora come un’armonica a bocca, ora come qualcosa a metà strada fra un’armonica, una cornamusa ed un rasoio elettrico. Sempre sfidando l’uso normaledi una chitarra, la ricerca sonora lo ha spinto a raggiungere suoni molto aggressivi percuotendo le corde con un bottleneck nella mano destra fino a quando, non contento, ha suonato anche con la chitarra elettrica “spenta” (non amplificata). Con un perfetto gesto da consumato musicista d’avanguardia, ha poi estratto il jack dalla chitarra e l’ha “suonato” facendolo toccare ritmicamente con il palmo della mano e producendo il tipico suono che, comunemente percepito come disturbo elettrico, in questo contesto assurgeva a musica.

Dopo un’esibizione basata interamente sulla sperimentazione sonora, Ducret ha concluso il concerto appoggiandosi al sistema tonale “ortodosso” in cui si melodia e armonia sono chiaramente riconoscibili, offrendo la sua interpretazione di un estratto dal Boris Godunov di Musorgskij.

Il pubblico, soddisfatto dell’esibizione, ha applaudito il virtuoso musicista che ha colto l’occasione per rimarcare quanto i club musicali come quello in cui si è svolto il concerto siano importanti per chi fa musica. L’improvvisazione radicale, del resto, trova i suoi seguaci più in luoghi come questo che nei grandi teatri.

 

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