Archive | Interviste (podcast)

Intervista a Enrico Rava

Chi ha avuto modo di assistere al concerto che Enrico Rava ha tenuto lo scorso 4 gennaio alla Casa Cava a Matera, nell’ambito del festival BasiliJazz, si sarà certamente reso conto che oltre al talento indiscusso del grande trombettista protagonista della serata, anche quello dei giovani musicisti che suonavano con lui per l’occasione era di altissimo livello. Rava ha mantenuto per tutto il concerto un dialogo continuo con gli altri musicisti, nel segno di quell’interplay che ha nell’ascolto reciproco la base di un certo tipo di discorso musicale collettivo. E così Attilio Troiano (sax tenore), Vince Cristallo (chitarra), Giuseppe Venezia (contrabbasso) e Pasquale Fiore (batteria – in sostituzione dell’annunciato Greg Hutchinson, bloccato a New York per via del maltempo) hanno dato un’ottima prova confermata anche dalle parole di apprezzamento dello stesso Rava dal palco, in particolare per Troiano e Fiore.

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Intervista a Randy Brecker

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Pubblico oggi un’intervista al trombettista americano Randy Brecker, che ho incontrato il 23 luglio 2007 a Matera alla fine di un concerto che ha tenuto insieme alla sassofonista (nonché moglie) Ada Rovatti e alla Lucanian Big Band diretta da Dino Plasmati.

Nel corso della sua carriera Randy Brecker ha vinto cinque Grammy Award, mescolando spesso il jazz con inflenze musicali di diverso tipo. Ha suonato con alcuni dei più grandi musicisti del Novecento (tra cui Frank Zappa, Charles Mingus e Jaco Pastorius) e con i nomi più noti del rock (Bruce Springteen e Dire Straits, tra i tanti). Insieme al fratello sassofonista Michael (scomparso il 13 gennaio 2007) fondò i Brecker Brothers, una delle più inflenti formazioni fusion degli anni ’70.

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Intervista a Luis Bacalov

Luis Bacalov - Matera 29/07/08.jpg Lo scorso luglio ho avuto l’onore di intervistare Luis Bacalov (Premio Oscar per la colonna sonora del film “Il Postino” di Massimo Troisi): l’incontro è avvenuto al termine di uno splendido concerto che il Maestro ha tenuto a Matera nell’ambito del Festival Duni, dirigendo l’Orchestra  ICO della Magna Grecia ed esibendosi come pianista. Nel podcast che segue è possibile ascoltare la discussione che si è soffermata sulle problematiche connesse alla professione del compositore di colonne sonore, mentre chi lo preferisce può leggere la trascrizione dell’intervista.

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La leggenda del pianista nel furgone – Intervista a Stefano Cortese

Il pianista nel furgone.jpg

L’idea che un musicista di strada possa spostarsi di piazza in piazza prediligendo uno strumento come il pianoforte acustico ad una più comoda fisarmonica, ad una tastiera o anche alla più blasonata chitarra può apparire ai più una pensata quantomeno bizzarra. Certamente non è sembrata una cosa strana a Stefano Cortese, secondo cui il rapporto con il proprio strumento viene al di sopra di qualsiasi altra cosa, e non conosce barriere logistiche.
Girando per l’Italia (e oltre) con il suo strumento in un furgone, questo originale musicista ha ideato uno spettacolo che via via si è sviluppato grazie agli incontri con la gente nelle piazze. Sono nati così dei personaggi che danno vita ad uno spettacolo di cabaret musicale che ha nel rapporto con il pubblico un elemento essenziale. L’aspetto “stradarolo” e anche un po’ fiabesco di questa singolare messa in scena ha dato il nome allo spettacolo – “La leggenda del pianista nel furgone” – ma ha anche stimolato la mia curiosità al punto da voler chiedere un’intervista a Stefano. Nel podcast sottostante trovate dunque l’audio della nostra chiacchierata, in cui si parla delle sue giornate da musicista di strada, di come sono nati i suoi personaggi, e di come si organizza per il trasporto del pianoforte.
L’intervista è stata realizzata a Matera lo scorso luglio, e pubblicata solo ora per via di un problema che questo blog ha avuto nel frattempo con un hacker.
Buon ascolto!

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Intervista a Paolo Fresu

In certe situazioni ha ancora senso parlare di “generi musicali”? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di Paolo Fresu, in trio con Dhafer Youssef (oud e voce) ed Eivind Aarset (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu è un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, però, ne sanno sempre una in più del pubblico (anche più di una, in realtà…), ed ecco che il trio di ieri sera si è esibito in un concerto che era molto più che jazz, visto che l’incontro fra i tre includeva anche suggestioni etniche (Youssef è tunisino) ed elettrico/elettroniche, per creare un corpo sonoro leggero e dalla forma libera, il cui unico limite era solo la fantasia (peraltro assai vasta) del trio.
La particolarità del concerto, organizzato dal Policoro Jazz Fest, è stata legata anche alla bellezza del luogo: l’Energy Beach Bar di Montegiordano Marina (CS), con il palcoscenico collocato in modo da offre agli spettatori la vista del mare dietro ai musicisti. Alla fine del concerto ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Paolo Fresu, per la seconda volta a distanza di circa tre anni (la documentazione – recensione e intervista audio – sul primo incontro è qui, insieme ad altre cose fatte in passato).
Stavolta si è parlato soprattutto del momento legato alla composizione dei brani. Vi invito dunque all’ascolto del poscast, che trovate qui di seguito.

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Intervista a Vincenzo Mollica

Ieri sera ho avuto l’occasione di incontrare il noto giornalista di spettacolo del TG1 Vincenzo Mollica, che si trovava a Matera come ospite del festival CinemadaMare per presentare il documentario “Bella gente stasera in Paradiso” (a cura dello stesso Mollica e di Antonello Sarno, con la collaborazione di Maurizio Costanzo).
Nel corso dell’intervista che ho potuto fargli, si parla della differenza tra il ruolo del critico musicale e quello del cronista, dei rapporti con gli artisti, e del lavoro di giornalista che – nonostante tutte le difficoltà – è “il mestiere più bello del mondo”.
Il podcast che vi propongo è solo una parte dell’intervista (che verrà utilizzata, completa, per un’altra circostanza), e purtroppo la qualità audio soffre dei rumori di sottofondo del ristorante in cui si è svolto l’incontro (c’era persino il pianobar…), con una conseguente distorsione delle voci. In ogni caso, penso che sia comunque godibile e vi invito perciò al suo ascolto.

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Intervista ai Tenores di Bitti "Mialinu Pira"

Ieri sera ho assistito ad un concerto dei Tenores di Bitti “Mialinu Pira”, che hanno eseguito con la tipica polivocalità del canto a tenore alcune musiche tradizionali della Sardegna, sia sacre che profane. Il concerto, organizzato dal Festival Duni e dalla Polifonica Materana “Pierluigi da Palestrina”, si è tenuto a Matera nel suggestivo chiostro de “Le Monacelle“.
Prima di invitarvi all’ascolto dell’intervista ai Tenores, vorrei fornire alcune informazioni su questo stile vocale così particolare facendo uso delle parole di un mio illustre maestro, l’etnomusicologo Roberto Leydi. A proposito del canto a tenore della Barbagia, ognuno dei quattro cantori che formano il complesso polivocale viene descritto per il suo ruolo: «Il primo di essi, sa boghe, […] declama e canta le sillabe con uno stile di emissione di voce “tremolato”, si tratta di una “declamazione sillabica”. […] Non appena l'”esposizione” del canto è terminata – e la sua durata è legata al testo verbale, al suo significato e all’emozione provata – il primo cantore tace e sulla sua ultima nota intervengono le altre tre voci. Di queste, la prima è di registro basso, ed il cantore è infatti definito su bassu: egli emette una voce di gola, rauca e cavernosa, dal timbro metallico, dal suono duro, continuo, una successione di note rapide e violente, che fa di base agli altri due cantori. Questi, sa mesa boghe e sa contra, emettono un’altra serie di suoni che si configurano in un rapporto armonico con la voce del su bassu, un rapporto di terza-quinta o di quarta-sesta. […] Le tre voci non ripetono nessuna parola declamata dalla boghe, ma fondano il loro blocco ritmico sulla scansione di alcune combinazioni sillabiche tradizionali: “ba-ri-llà”, “bim-ba-rà”, “bim-bo-rò”, ecc. Conclusasi questa parte ritmica, la voce sola riprende la sua declamazione sillabica, per essere nuovamente interrotta dalle tre voci, e così di seguito» (1).
Nell’intervista, anticipata e seguita da brevi esempi musicali, intervengono, nell’ordine: Omar Bandinu (bassu), Marco Serra (contra), Dino Ruiu (oche e mesu oche) e Bachisio Pira (oche e mesu oche). I nomi in dialetto delle voci sono leggermente diversi da quelli già citati perché Leydi si riferiva a quelli in uso ad Orgosolo.
Per l’ascolto del podcast, come di consueto, basta premere “play” sul lettore multimediale alla fine di questo testo.

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Intervista a Roy Paci

Roy Paci sta promuovendo un’iniziativa che penso possa interessare a molti musicisti, e che dunque voglio segnalare.
Esiste un paesino in provincia di Campobasso che fino a non molto tempo fa si stava spopolando e i cui abitanti erano prevalentemente anziani. Il paesino si chiama Provvidenti, ed oggi è la città della musica: infatti le case abbandonate sono state occupate da un gruppo di giovani musicisti che ora vive fianco a fianco con gli anziani, contenti di vedere finalmente un po’ di movimento. I musicisti vivono lì gratuitamente e hanno a disposizione spazi e strutture per produrre la loro musica.
L’iniziativa, promossa dall’agenzia KomArt, ha coinvolto Roy Paci come testimonial, e ha avuto vasta promozione grazie ad un servizio realizzato dal programma televisivo Le Iene (guarda il video).
Nei giorni scorsi Roy Paci ha suonato a Matera insieme alla Lucanian Big Band, in un concerto organizzato dall’associazione Jazzing, dunque ne ho approfittato per chiedergli qualche informazione in più a proposito di questa bella iniziativa. Se qualcuno fosse interessato ad essere ospitato dalla comunità di musicisti, può visitare il sito indicato da Roy durante l’intervista: www.4ventilive.com. Intanto, vi invito ad ascoltare direttamente dalla voce di Roy Paci cosa succede quotidianamente in quel paese rivoluzionato dall’arrivo dei musicisti.

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