Intervista a Maria Peszek

Tra gli artisti che più ammiro in Polonia, ce n’è una che seguo da diversi anni con molto interesse: Maria Peszek. Popolarissima nella sua terra d’origine, con tre album all’attivo si è conquistata un posto di primo piano nella scena nazionale del rock alternativo, facendo molto parlare di sé per via dei testi molto diretti delle sue canzoni che regolarmente finiscono per urtare la sensibilità di ampie categorie di persone, specialmente tra i cattolici più conservatori. D’altra parte, chi la adora ne apprezza l’originalità e la profondità dei contenuti, che nulla hanno a che vedere con i prodotti tipici del pop da classifica. Un personaggio decisamente poliedrico, insomma.

Anni fa mi ero già occupato di lei in un precedente post e in un video per Spinearth.tv, ma non c’era stata l’opportunità di avvicinarla per farle qualche domanda. Questa volta, invece, ho potuto intervistarla in occasione di un concerto che ha tenuto a Płock lo scorso 31 agosto, nell’ambito del festival Rynek Sztuki, per presentare il suo ultimo album Jezus. La chiacchierata è stata molto interessante, e ho scoperto con piacere che parla anche qualche parola di italiano. Qui sotto trovate il video seguito dalla trascrizione dell’intervista. Buona visione!

Hai cominciato la tua carriera come attrice, poi hai cambiato e ti sei concentrata sulla musica. Perché hai deciso di cambiare in questo modo?

«Perché sono nata in una famiglia di attori, e mio padre è un attore molto molto famoso, ed è stato naturale per me essere un’attrice. Ho sempre saputo che sarei diventata un’attrice, quindi non è stata una questione di scelta, ma una situazione naturale. Quando recitavo ero molto felice, e per dieci anni ho lavorato con grandi registi polacchi e ho vinto molti premi. Era totalmente naturale per me, tutto era ok, ma poi improvvisamente ho realizzato che qualcosa non era abbastanza per me, in teatro, e volevo solo provare qualcosa di diverso. Ho capito che il teatro non era abbastanza nel senso che quando sei un attore sei soltanto parte dell’immaginazione di qualcun altro, non stai realmente creando le tue storie ma dipendi da molte molte persone e non prendi l’intera responsabilità di ciò che stai facendo. E ciò non mi piaceva. E non mi piaceva nemmeno la situazione di non essere l’unica sul palco e di non essere la più importante. Ed è buffo, ma anche coraggioso capire che voglio essere al centro dell’attenzione e voglio decidere esattamente tutto quello che succede. Voglio prendere la responsabilità. È cominciata in questo modo, e ho deciso che volevo cantare: ho iniziato a creare prima i testi, e poi anche le musiche, e questo è come è successo. È stata una situazione totalmente naturale. Anzi, un progresso».

Quindi, entrando un po’ più in profondità del processo creativo, come funziona per te? Hai detto che cominci dai testi… Da dove prendi l’ispirazione, e come sviluppi la creazione di una canzone?
«Penso che l’ispirazione sia la vita e ciò che succede nella mia testa. Inoltre, il mio ambiente è la Polonia, e molto importante in quello che faccio è il contesto della stessa Polonia. Non penso che la mia musica e i miei testi possano essere facili da tradurre in qualsiasi altra lingua: sono molto polacchi, e in questi tre cd, in questi tre album che ho creato è molto importante il contesto della Polonia. Cosa farò dopo non lo so, ma per ora penso che il paese in cui vivo, la situazione della nostra società, il mio mondo, quello che ho nella mia testa e i cambiamenti che avvengono in me siano le ispirazioni più importanti».

Ognuno dei tuoi album è focalizzato su un argomento diverso. Come ti senti nel fare concept album, quando le persone oggi ascoltano musica prevalentemente su internet, canzone per canzone, su YouTube?
«Mi sento benissimo, perché devo dire che ognuno dei miei album è stato un grande successo. Principalmente, ci sono state tante persone che hanno amato quello che faccio. Altre naturalmente odiano quello che faccio, perché è una visione molto forte. Sempre. Quelli che esprimo sono sempre soggetti molto forti, e anche molto taglienti e schietti. Credo che sia più che altro “schietto”, quello che voglio dire. Quindi devo dire che è solo una questione di decisione: non è vero che le persone non vogliono concept album, che non vogliono storie e che vogliono solo canzoni separate. La mia creazione dice che è una bugia, perché ognuno dei miei album era un concept album e hanno incontrato un grande consenso da parte delle persone e molto entusiasmo. Quindi penso di essere felice con ciò: è solo un fatto di decisioni, penso».

Forse è un tipo diverso di pubblico, quello che ascolta queste…
«Pubblico polacco, dici? Penso che nella musica mondiale ci siano un sacco di concept album. Io ho sempre amato in modo particolare questi artisti che creano musica in questo modo: loro hanno un concetto, un’idea, e costruiscono l’intero album intorno a ciò. Ci sono molti album così, anche oggigiorno, quindi perso che sia possibile».

Parlando di religione: hai detto di non essere credente, per quello che ho capito, e ciò in un paese in cui la presenza cattolica è molto forte. Come ti senti in questa situazione? Semplicemente, non ti importa?
«Mi importa, naturalmente mi importa, perché io presento solo il mio punto di vista personale. Sono molto specifica su questo, sono molto forte su questo: presento solo le mie visioni e credenze personali. Non dico che questa debba essere la verità per tutti, dico solo che questa è la verità per e di Maria Peszek. Naturalmente in Polonia non è facile essere diversi dal resto della società, ma non è solo per la religione. È stato veramente uno schock per me vedere che quando ho cantato “Il signore non è il mio pastore” – che è un modo molto delicato secondo me di dire che non ho bisogno di Dio per essere felice o per sentirmi un essere umano completo – ho avuto delle reazioni molto forti. La canzone ha avuto problemi, come ad esempio il fatto che nessuno volesse mandarla per radio. Non sto cantando che Gesù è una testa di ca#%o o che è uno stupido. Sto solo cantando che non ho bisogno di Gesù per essere piena, completa e felice. Quindi… non è facile, specialmente esprimere le mie miscredenze (più che le mie credenze). Non è facile cantare che non ho bisogno di Dio in Polonia».

Nei tuoi concerti, abbastanza spesso, canti canzoni di vecchi cartoni animati polacchi. Come mai?
«Non accade spesso, si trattava di un progetto speciale, per il quale mi era stato chiesto di preparare alcune canzoni dai cartoni animati. Abbiamo pensato che fosse una grande idea: abbiamo preparato sei o sette canzoni e abbiamo fatto una serata che è riuscita molto bene e che è stata molto divertente per me e per i miei musicisti, così a volte le abbiamo suonate per divertimento. Ma non con questo materiale; non funzionano bene, quindi abbiamo smesso e non le facciamo più. Lo abbiamo fatto per divertimento».

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  1. Maria Peszek | Parole di musica - 29 settembre 2013

    […] Aggiornamento: guardate anche la mia intervista a Maria Peszek […]

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