Intervista ad Andrea Celeste e Roberto “Robbo” Vigo

Andrea Celeste è una cantautrice che mescola la raffinatezza del jazz alla comunicabilità del pop, e che ha pubblicato a fine 2015 il suo nuovo album Kaleidoscope. Ho avuto il piacere di incontrarla e intervistarla a Varsavia poco prima dell’uscita dell’album in occasione della scorsa edizione dell’Audio Video Show, la seconda più grande esposizione in Europa di apparecchiature audio e video (a proposito di cui ho già scritto le mie impressioni in un precedente articolo).

In quell’occasione si è esibita presso lo stand di Natural Sound cantando le sue canzoni e alcuni standard jazz sulle basi registrate su nastro magnetico. Nell’intervista che segue ho chiesto a lei e al suo produttore Roberto “Robbo” Vigo (proprietario dell’etichetta discografica Analogy Records) di spiegare qual è la magia delle registrazioni su nastro magnetico rispetto a quelle in digitale.


Ciao a tutti gli amici di Parole di Musica! Io sono Filippo Maria Caggiani, oggi ho il piacere di essere con Andrea Celeste: siamo qui a Varsavia in occasione dell’Audio Video Show dove ti sei esibita cantando sulla base registrata su nastro magnetico.

Nel corso della tua esibizione hai cantato sia brani tuoi, che classici del jazz o della canzone d’autore. Tu ti senti più interprete o cantautrice?

«Questa è davvero una bellissima domanda. Io sono nata come interprete, perché ho cominciato cantando canzoni di altri, poi verso i sedici anni ho cominciato a sentire il bisogno di esprimermi un po’ più a fondo, e sono entrata in contatto con persone che scrivevano brani. Quindi, durante la mia gavetta adolescenziale – iniziando anche lo studio del pianoforte – ho cominciato a buttare giù le prime note, le prime parole. Ho scoperto che effettivamente è un mondo che mi si addice parecchio, perché è bellissimo reinterpetare brani di altri, e chiaramente ci sono brani meravigliosi al mondo – volendo si potrebbe fare anche solo quello nella vita: interpretare brani altrui. Però, poter esprimere un concetto, un’emozione, partendo da un foglio bianco è veramente un’altra cosa. Quindi non saprei… forse 50 e 50».

Nel corso della tua carriera, qual è stato l’episodio – o gli episodi – che ti hanno dato maggiori soddisfazioni?

«Adesso mi viene in mente sicuramente il concerto che abbiamo fatto con il mio quartetto al Blue Note di Milano, perché da amante del jazz quale sono è stata chiaramente una grandissima emozione esibirci lì. Poi in generale ciò che mi dà più soddisfazione è lavorare con altri musicisti bravissimi da cui posso davvero imparare i segreti del mestiere, o comunque sperimentare cose che non ho mai fatto. Per me l’obiettivo di poter condividere musica con bravissimi musicisti. Quello che cerchiamo di fare sempre, insomma».

Ottimamente, devo dire.

«Grazie».

Comunque, oggi siamo a Varsavia: come pensi che sia la ricezione della musica qui rispetto all’Italia (o comunque – in generale – all’estero, rispetto all’Italia)?

«Credo che ci sia molto interesse verso la musica. Ora, sicuramente qui siamo in una fiera di appassionati veri, perché comunque gli audiofili sono proprio dei fanatici non solo del supporto e dell’ascolto dei vari supporti audio, ma sono proprio appassionati di musica. Sono dei grandi conoscitori, hanno una grandissima cultura, quindi qui è più facile ovviamente trovare un pubblico che ama la musica così tanto. Però mi sembra in generale che ci sia molta passione verso quest’arte. Non voglio dire più che da noi; chiaramente anche da noi ci sono tantissimi veri amanti della musica, però qui mi sembra che la musica live sia molto apprezzata. Anche le piccole esibizioni che abbiamo fatto, ospitate da Natural Sound, hanno avuto un buon successo, ed è molto bello sapere che ancora piace la musica dal vivo».

Oggi comunque hai cantato su una base registrata non sul normale digitale, ma su un nastro elettromagnetico a bobina! Come mai? Quali sono i vantaggi? Perché questa scelta particolare?

«Diciamo che Analogy Records e Roberto Vigo (che è l’ideatore di questa etichetta su nastri magnetici, master tape, original reel to reel) ha deciso – intanto per un motivo etico – di tornare alla bobina. Il motivo è che vuole rivolgersi ad un pubblico che vuole ascoltare la musica con dei supporti che non siano l’MP3 che, come sappiamo, ha una grandissima perdita di dati. Lui giustamente da produttore dice: “Ok, io faccio così tanto per avere un suono bellissimo, per dare il massimo ai musicisti, per renderli veramente incredibili, e poi lo ascolti da un MP3… Non è bello, via! Lui ha deciso quindi di rivolgersi a questo tipo di pubblico che appunto ama il nastro magnetico, che effettivamente a livello qualitativo ha una piccola marcia in più forse anche rispetto al vinile. Ora non voglio dare giudizi tecnici, perché non è il mio campo, però abbiamo avuto modo di ascoltare anche in questi giorni da Natural Sound che effettivamente il nastro magnetico ha una grandissima pulizia di suono, e ha un calore diverso rispetto al digitale. All’inizio di Analogy Records abbiamo fatto anche un po’ di blind test, ed effettivamente è scioccante! Uno dice: “Ma no, ma figurati! Cosa vuoi che ci sia di diverso!”. Eppure, c’è un calore diverso, una presenza diversa, dal nastro. Quindi, effettivamente gli strumentali del mio album sono stati suonati da nastro magnetico in diretta: una cosa abbastanza nuova, e io ho cantato live sugli strumentali dei miei album. È stato interessante, soprattutto perché i due speakers e il pre-ampli che abbiamo usato, di FM Acoustics, sono veramente incredibili, hanno un suono pazzesco».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

La copertina di Kaleidoscope.

La copertina di Kaleidoscope
(clicca per ascoltare i brani).

«Stiamo per far uscire finalmente Kaleidoscope, che è il mio nuovo album registrato da Al Schmitt, e uscirà questo dicembre, quindi siamo molto impegnati per questa novità. È un disco pop-world-acoustic-jazz… insomma, qui abbiamo proprio spaziato. L’ho scritto con Massimo Trigona, che è un mio carissimo amico e un bravissimo bassista fretless ligure. Lui è talmente bravo – suona benissimo anche la chitarra acustica – che quando ci siamo trovati per scrivere abbiamo detto: “Mah, proviamo a scrivere un brano…”, e ne abbiamo scritti una trentina. Lui è velocissimo, ha tantissime idee, e io ero catturata da ogni sua idea: quindi magari scrivevo o la melodia o le parole… e abbiamo deciso di spaziare. Non ci siamo posti limiti perché ci siamo proprio divertiti scrivendo questi brani. Speriamo che questo disco possa poi piacere anche a tutte le persone che lo ascolteranno».

INTERVISTA A ROBERTO “ROBBO” VIGO

Due parole su questa etichetta discografica così particolare che produce su bobina, su nastro magnetico. Non è così comune! È molto particolare.

«È una cosa veramente particolare. Nasce tutto dall’esigenza di finalizzare verso un pubblico attento quello che è stato un investimento di anni e anni di musica, materiale, conoscenza, per cercare di arrivare nella nicchia dell’audiofilo più esigente che ci possa essere, che è quello che ascolta su nastro magnetico. Analogy Records è nata quindi per questo tipo di pubblico, per fare in modo che le produzioni che facciamo vengano in effetti non “buttate via” verso un MP3, verso un formato digitale diciamo “consumer”, ma verso l’ascolto più attento e più critico possibile. Questa è la motivazione».

Dal punto di vista strettamente tecnico, invece, qual è la differenza tra lavorare in digitale, come si fa normalmente, e l’analogico – però oggi, nel 2015?

«Nel 2015 tutti quanti, tutti i pro – che sono stati anche miei maestri, da cui ho imparato molto – usano l’ibrido. Un po’ come la Toyota Prius, alla fine. È il meglio dei due mondi. Si registra in digitale, e si mixa e si somma in analogico. L’unione delle due tecnologie ti permette di avere il meglio come risultati in termini di efficienza e di qualità, ovviamente di quella che è la registrazione. Registriamo in digitale in alta definizione, e tutto il resto del processo – quindi la somma e il mixdown – avviene in analogico, in questo caso direttamente su nastro. La differenza di Analogy Records rispetto ad altre etichette simili è che noi facciamo master originali, quindi per ogni ordine io mi metto lì, nel mio studio di registrazione, e avviene un mixdown ogni volta personalizzato anche in base alle esigenze del cliente, come il tipo di nastro, il tipo di macchina, eccetera».

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