Il vento folle dell'estate

Oggi, a Pomarico, tira un gran vento. Lo sento suonare come un rombo in rotazione, e come quello a volte può caricarsi di misteriose connotazioni apotropaiche. Io, di fronte al monitor, cerco di fare finta di niente, quasi come se nemmeno percepissi il suo suono leggero, ma costante e insidioso. Tanto, penso, lui è fuori e io sono dentro in casa, a scrivere tranquillamente.
La tranquillità, però, comincia pian piano a dare segni di debolezza, visto che sotto la sua influenza mi tornano in mente i versi di un paio di canzoni:

“Vento d’estate
io vado al mare voi che fate
non m’aspettate
forse mi perdo”
(“Vento d’estate” di Niccolò Fabi)

“Il vento caldo dell’estate
mi sta portando via
la fine, la fine, la fine”
(“Il vento caldo dell’estate” di Franco Battiato/Alice)

Stranamente (o forse no) in entrambi i casi il vento sembra portare con sé qualcosa di inquietante… Fabi forse si perde… Battiato, pure, se ne va via ed è la fine, la fine, la fine… Insomma… Io cerco di scrivere ma proprio non mi riesce.
Poi, improvvisamente, mi ricordo che Pedro Almodóvar, in “Volver“, parlava dell’implacabile vento della Mancha che portava follia tra gli abitanti della regione. Uhm… Non sarà che il vento qua fuori ha avuto strani effetti su di me, facendomi scrivere questo post?

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