Archive | Il mio Portogallo

"Feuzine"

Tra “fughe” culturali quasi quotidiane, feste, tante persone conosciute e qualche piccolo viaggio, questo primo mese in Portogallo è filato liscio come l’olio. A parte il freddo cronico che c’è in casa, tutto il resto è estremamente stimolante. In questi giorni, ad esempio, si sta cercando di mettere in piedi il giornalino di D’Orfeu (che avrà il nome di “Feuzine”), grazie principalmente all’impegno di Lea, che in associazione si occupa di grafica e del sito internet. L’idea di scrivere articoli in portoghese mi piace tantissimo, ed è un ottimo modo per esercitarsi con la lingua. Scriverò qualcosa sull’improvvisazione, in vista dei concerti di febbraio che saranno incentrati proprio su questo tema. Poi, chissà che non ci prenda gusto, a scrivere in una lingua straniera…

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Alimentazione

Vivere lontano da casa, condividendo un appartamento (una villa, nel mio caso) con altri ragazzi ha i suoi vantaggi per ciò che riguarda la libertà, ma ha anche diversi aspetti meno allettanti. Già lo sapevo per aver vissuto per tanto tempo da solo a Bologna, ma ieri questa terribile verità si è ripresentata in tutta la sua evidenza nei momenti cruciali del pranzo e della cena.
Preso dalla voglia di un bel piatto di wurstel e patate, mi sono messo al lavoro e dopo aver preparato il tutto (con porzioni assai generose per me e i miei poveri coinquilini) ho messo il tegame nel forno. Mia madre mi ha insegnato che bastano circa venti minuti/mezz’ora perché tutto sia pronto… Macchè! Dopo tre quarti d’ora le patate erano ancora crude. Eppure non si poteva aspettare più, perché da lì a poco c’era l’incontro di animazione per i ragazzi portatori di handicap di Cerciag (una cooperativa di educazione e riabilitazione). Beh, per non rimanere a digiuno abbiamo avuto il coraggio (ce ne voleva…) di mangiarle comunque. La sera, a cena, abbiamo avuto ospiti. Le ragazze hanno preparato delle zucchine ripiene, sempre al forno… con l’aggiunta delle patate avanzate a pranzo! Misteriosamente dopo pochi minuti tutti si sono alzati dalla tavola.
Comunque, siamo giunti alla conclusione che il forno, evidentemente, ha dei problemi. Oggi, a pranzo, erano avanzate ancora delle zucchine, che la pigrizia di preparare qualcos’altro ci ha fatto mangiare comunque. Però, alla fine, io e il mio amico Gaetano siamo scappati in pasticceria a rincuorarci con delle pastel de nata (tipici dolci portoghesi alla crema). Ma che tristezza!

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Lisbona

Sono tornato ieri da una prima visita a Lisbona: quattro giorni bastano appena per avere una prima idea della città, dunque voglio visitarla nuovamente. C’è qualcosa che ricorda Roma e, in generale, le grandi città del sud. Trafficata, caotica, un po’ sporca ma anche estremamente viva e colorata. Mi ha solo un po’ deluso Bairro Alto, il quartiere notturno. I locali sono abbastanza poveri se non addirittura squallidi (in alcuni casi). Incredibile a dirsi, ma da questo punto di vista Matera batte Lisbona (se non in quantità, almeno in qualità). Per il resto, la città è splendida.

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Lingua portoghese

Pensando che la lingua portoghese potesse essere in qualche modo simile all’italiano, ho avuto una ferma smentita nel momento in cui mi sono accorto che delle conversazioni con gli “indigeni” riesco a capire solo una minima parte senza ricorrere a strani segni o all’inglese (che per fortuna mi salva). Alla fine, comunque, ci si capisce, ma e’ molto meno agevole di come pensavo. Dopo l’incontro preliminare di ieri con l’insegnante di portoghese (olá Ondina) oggi c’è stata la prima lezione effettiva, con libro ed esercizi da svolgere. Tutto ciò è molto rassicurante, e l’approccio con la lingua è assai meno timoroso. Non c’è niente da fare: con una guida si cammina meglio.

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Eccomi qui

Un viaggio lungo 24 ore, con diversi cambi di treno a fronte di sole tre ore di aereo, mi ha un po’ strapazzato, ma alla fine sono giunto a destinazione. Nel piccolo comune di Águeda (pronuncia: Ágda), trascorrerò i prossimi mesi grazie ad un Progetto Leonardo finanziato dalla Comunità Europea. L’associazione culturale D’Orfeu mi ospita per coinvolgermi nell’organizzazione di spettacoli musicali, teatrali, ed altre attività di forte impatto sociale. Mi sento veramente fortunato nel poter partecipare ad un progetto del genere, che mi darà la possibilità, tra le altre cose, di imparare anche la lingua portoghese. Ci riuscirò? Vedremo…

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Si parte

Anche stavolta sono in ritardo. Tra poche ore comincerò il mio viaggio verso il Portogallo, dove rimarrò per quattro mesi, ed io sono in ritardo. Il buon senso, del resto, suggerirebbe di sistemare tutte le ultime cose prima di partire, controllare di non essersi scordato nulla e fare ancora un saluto ad amici e parenti. Io invece sono di fronte al computer, a scrivere il primo messaggio di un blog, mentre la valigia giace ancora inerme, nella speranza che prima o poi io le dedichi qualche attenzione. Forse stavolta sto esagerando, infatti mi tratterrò ancora qui solo per poche altre righe… giusto il tempo di spiegare perchè sono qui davanti al monitor. In queste sedici settimane di permanenza all’estero terrò un diario on line per mantenere un contatto con gli amici rimasti in Italia, per raccontare la mia esperienza a chi sta pensando di partire ma non parte mai e, diciamolo, per un puro sfogo da grafomane. Spero che ciò possa interessare a qualcuno. Ma ora devo proprio scappare…

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