Il diritto d'autore, tra il vecchio e il nuovo

Mentre è di oggi la notizia che Gino Paoli si è dimesso dall’assemblea dei soci della SIAE, in polemica con la gestione dell’ente, c’è chi si interroga seriamente sull’esigenza di trovare altre logiche di tutela dei diritti d’autore. Ieri sera, infatti, Wikimedia Italia e la Free Hardware Foundation hanno organizzato a Roma una tavola rotonda sul tema del diritto d’autore in rapporto ai nuovi media (l’intero dibattito è stato ripreso in video da Robin Good, ed è visibile qui).
Sembra ormai evidente che mentre la SIAE è interessata alla tutela dei grandi interessi industriali (ai danni dei piccoli autori, che non godono di alcuna considerazione), dall’altra parte c’è un numero sempre più consistente di artisti che ha trovato su internet un canale preferenziale per la diffusione delle proprie opere. Molti artisti, assolutamente sconosciuti al grande pubblico, hanno su internet il loro “riscatto” personale, riuscendo ad ottenere visibilità ed apprezzamenti in un mercato di nicchia. Se a questo si aggiunge che la visibilità va di pari passo con un ritorno economico (chiunque, ad esempio, può vendere la propria musica direttamente su internet, senza l’intermediazione di alcun discografico), è logico che chiunque non abbia volumi di vendita pari a quelli degli artisti più famosi (cioè la maggior parte degli iscritti SIAE) possa pensare di rivoluzionare il proprio modello di vendita e di tutela delle opere a proprio vantaggio.
Facendo un esempio personale, io sono iscritto alla SIAE (è vero: potete ascoltare una canzone sulla mia pagina personale di MySpace), ma sono iscritto principalmente per tutelarmi dal plagio, visto che le mie canzoni non sono né pubblicate da un editore né eseguite dal vivo. Questo significa che annualmente pago la quota associativa senza avere alcun beneficio economico. Inoltre, almeno in teoria, per mettere la mia musica sul mio sito personale dovrei pagare la SIAE, anche se io sono l’autore (suppongo che invece MySpace abbia le autorizzazioni del caso). Cosa guadagno io con questo sistema? Nulla, ho solo spese.
Se invece trovassi su internet un sistema per pubblicare i miei brani associandoli alla data in cui sono stati resi pubblici (per la tutela ai fini legali in caso di plagio), io abbandonerei tranquillamente la mia iscrizione alla SIAE, perché in questo modo risparmierei soldi, verrei tutelato comunque, e potrei guadagnare veramente (anche senza editore) vendendo la mia musica direttamente su internet in modo perfettamente legale.
Il diritto d’autore, per non essere anacronistico, non può che prendere questa nuova direzione.

One Response to Il diritto d'autore, tra il vecchio e il nuovo

  1. piero 25 gennaio 2008 at 15:18 #

    e senti ma si riesce a vendere i propri brani? ankio vorrei farlo ne produco parecchi, non c’è un modo di fondare un sito dove qualsiasi autore indipendente possa upload la sua musica in un server generale che poi a costi bassi si redistribuisce a chi compra qualcosa senza proprietari, basterebbe contattare qualcuno che sa la sua per quanto riguarda l’informatica magari anche fare un’annucio , paghiamo un poco sto ragazzo, tipo ogni brano venduto gli si dà uno,oo1% o cmq un po’ di più per un periodo limitato.. bho contattami, perchè bisogna operare in questo senso secondo me..
    (magari poi ci si mettono contatori per gli artisti più scaricati etc etc qualcosa di libero cmq..fatti vivo!

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