Festival Internazionale del Giornalismo 2014 – Seconda giornata

La giornata di ieri è iniziata per me con una piacevole sorpresa, in modo simile a quello che ho raccontato della prima giornata. Durante il primo evento della mattina, dedicato al tema del precariato nel giornalismo e condotto da Ciro Pellegrino, mi è capitato di incontrare un gruppo di cineasti indipendenti che stanno realizzando un documentario proprio su questo tema. Dunque è successo che mi sono trovato coinvolto nel progetto e così ho raccontato la mia esperienza di fronte alle loro telecamere. Questa è la seconda prova in due giorni che l’idea di venire al Festival è stata ottima, proprio per le incredibili possibilità di incontrare persone che, al pari di me, credono nell’idea “folle” che la possibilità di raccontare una storia non vada sprecata solo per via delle oggettive difficoltà che chi opera da indipendente si trova per forza di cose ad affrontare.

Andrea Scanzi e Giulio Casale

Dopo questo eccitante inizio di giornata, ho seguito un interessantissimo incontro sul tema del crowdfunding, in cui i due fondatori di De Correspondent Ernst-Jan Pfauth e Rob Wijnberg hanno raccontato come sono riusciti a relizzare il loro progetto di un giornale online ricorrendo solo alle donazioni di chi ha creduto nel progetto, e rinunciando a qualsiasi forma di pubblicità per mantenere l’indipendenza assoluta. La cosa interessante che hanno messo in evidenza è l’importanza di affidarsi sin dal primo momento a sviluppatori e designer capaci, oltre alla necessità di trovare persone già famose nel settore di pertinenza che appoggino il progetto e che possano promuovere l’attività di ricerca dei fondi attraverso il crowdfunding. In questo modo sono riusciti a realizzare qualcosa di enorme, e nel quale l’editoria tradizionale oggi fallisce miseramente: raccogliere la bellezza di 1,7 milioni di dollari contando solo sul supporto dei lettori.

Nel primo pomeriggio ho avuto modo di sapere qualcosa in più sul data journalism, introdotto da Steve Doig. Si tratta di una specializzazione del giornalismo che è ancora tutta da esplorare, e che permette di raccontare una notizia attraverso grafici e tabelle di impatto immediato, anziché attraverso un lungo testo.

Di giornalismo all digital si è parlato in un incontro che ha messo a confronto punti di vista diversi di vari commentatori. L’osservazione più interessante mi è sembrata quella di Luke Lewis, direttore di BuzzFeed UK che ha messo in evidenza come il successo di questa piattaforma di notizie dipenda dal fatto che il sito sia ottimizzato per tutti i dispositivi.

Un altro argomento del Festival è stato quello riguardante la lunghezza degli articoli (long form journalism), con un dibattito che ha voluto interrogarsi sulla verità o meno del luogo comune secondo cui sul web le notizie molto lunghe non attirino lettori. Non tutte le posizioni degli intervenuti erano concordanti, ma ad ogni modo sembra che anche questo genere di articoli possa trovare una tipologia di lettori molto interessati, anche se evidentemente diversi da quelli che preferiscono la notizia breve “mordi e fuggi”.

L’avvio della serata ha visto un interessante confronto fra tre direttori di importati testate giornalistiche online: Peter Gomez (ilfattoquotidiano.it), Flavio Natalia (direttore comunicazione prodotto Sky, ha presentato Sky Evening News) e Pietro Senaldi (vicedirettore di liberoquotidiano.it). Nel presentare al pubblico i rispettivi giornali, sono emersi tre modi diversi di intendere le notizie, pur facendo i conti con il mercato comune di internet. Molto interessante.

La serata si è conclusa in modo leggero, con uno spettacolo che ha fatto incontrare sul palco del Teatro Pavone il giornalista Andrea Scanzi e il musicista Giulio Casale. Il titolo riprende quello del libro di Scanzi: Non è tempo per noi quarantenni. In un’alternanza di parole e musica (con canzoni di Edoardo Bennato, fatta unica l’eccezione per Non è tempo per noi di Ligabue) Scanzi ha ripercorso alcuni momenti della vita collettiva italiana attraverso il punto di vista dei quarantenni, ovvero di una generazione che si è trovata sempre nel mezzo, nella posizione in cui si vuole cambiare tutto per non cambiare niente. Alla fine, sembra voler dire Scanzi, il bisogno di uscire da quella situazione mediana è una necessità che non si può rimandare, e sarebbe ora che i quarantenni prendessero decisioni forti e veramente di rottura con il passato. Anche in politica.

Al termine di una giornata densissima di incontri, dibattiti e idee, la stanchezza si fa sentire inesorabile, ma l’entusiasmo per la terza giornata che è appena iniziata è ugualmente forte. Ve ne parlerò domani.

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