Analisi musicale de "Le ragazze dell'est", di Claudio Baglioni

Oggi vi propongo una analisi musicale de “Le ragazze dell’est” di Claudio Baglioni. È impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ed essendo io un grande ammiratore di Baglioni – oltre che delle ragazze suddette – non potevo che prestare nuovamente orecchio a quella canzone, che qui a Varsavia diventa particolarmente evocativa. Ma perché fermarsi solo all’ascolto? Perché non condividere, per una volta, le mie emozioni da ascoltatore con i lettori di questo blog? Oggi lo faccio, proponendovi una mia analisi di quella canzone in cui cerco di spiegare perché, a mio avviso, si tratta di un capolavoro.
Di seguito trovate il podcast, in cui i miei commenti audio si alternano alle varie parti della canzone che di volta in volta sono prese in esame. Si tratta di un’analisi che esamina la canzone da vari punti di vista. In che modo Baglioni ha usato melodia, armonia, testo, la struttura stessa del brano, per sviluppare il suo progetto comunicativo e trasmettere all’ascoltatore un’emozione ed il senso finale della canzone? Cercare di dare una risposta a questa domanda è stato lo scopo sottinteso del mio lavoro di analisi, che spero possa essere utile a qualcuno.
Più in basso riporto anche il testo della canzone, che può essere comodo tenere sott’occhio durante l’ascolto.

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LE RAGAZZE DELL’EST – (Claudio Baglioni)

(intro)

Nei mattini pallidi ancora imburrati di foschia
risatine come monete soffiate nei caffé
facce ingenue appena truccate di tenera euforia
occhi chiari, laghi gemelli, occhi dolci amari

io le ho viste
fra cemento e cupole d’oro che il vento spazza via
sotto pensiline che aspettano il sole e il loro tram
coprirsi bene il cuore in mezzo a sandali e vecchie camicie fantasia
e a qualcuno solo e ubriaco che vomita sul mondo

io le ho viste portare fiori e poi fuggire via
e provare a dire qualcosa in un italiano strano
io le ho viste coi capelli di sabbia raccolti nei foulard
e un dolore nuovo e lontano tenuto per la mano

io le ho viste che cantavano nei giorni brevi di un’idea
e gomiti e amicizie intrecciati per una strada
io le ho viste stringere le lacrime di una primavera che non venne mai
volo di cicogne con ali di cera ancora io

le ho viste
far la fila con impazienza davanti ai gelatai
quando il cielo stufo d’inverno promette un po’ di blu
piccole regine fra statue di eroi e di operai
lievi spine d’ansia nei petti rotondi e bianchi

io le ho viste
eccitate buffe e sudate per la felicità
negli alberghi dove si balla gridare l’allegria
e bere birra e chiudere di fuori la solita neve e la realtà
e ballare alcune tra loro e ballare e poi ballare

(solo)

le ho viste
nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie
sulle labbra vaghi sorrisi di attesa a chissà che
scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie
povere belle donne innamorate d’amore e della vita
le ragazze dell’est

18 Responses to Analisi musicale de "Le ragazze dell'est", di Claudio Baglioni

  1. Stefania 12 settembre 2007 at 16:26 #

    Ciao Filippo! bella questa idea di audio-lezione di analisi musicale sul web! spero che continuerai con questa iniziativa brillante! potrebbe diventare in seguito un audio-libro… no? a presto, S,

  2. Pietro 12 settembre 2007 at 18:31 #

    Caro Filippo,
    un piacere vedere la tua poesia planare su una canzone posarsi sul tuo blog. Non sono stato partecipe dei tuoi testi per parecchio tempo, ma d’altronde, nemmeno dei miei, non so se te ne sei accorto ma ho smesso di scrivere sul mio blog… sono morto!
    Tornando al tuo tema:
    Bellissima!!! Non la conoscevo nemmeno, bello il testo, bella l’aria che Baglioni riesce a creare. È veramente capace di farti rivivere quegli strani sentimenti che ti pervadono il corpo e l’animo quando ti trovi a passeggiare per le strade di piccole cittadine delle varie repubbliche dell’Est. Il candore delle pelli di queste donne che desiderano nulla più che una semplice vita piena di vita.
    Sono loro, sono diverse, sono quasi uniche, complete, nuove ed allo stesso tempo timeless!
    Anche la tua analisi musicale è decisamente ben fatta, forse un po’ troppo tecnica… decisamente troppo, magari pensaci un po’ di più la prossima volta che proponi qualcosa del genere ad un pubblico così becero (del quale io sono il rappresentante più alto!).

  3. Gianni Navolio 12 settembre 2007 at 21:24 #

    Mio caro amico
    sai quanto sono legato alle ragazze dell’est per via dei miei trascorsi di volontariato con le bambine bielorusse.
    E il brano Ragazze dell’est mi è passato mille volte per la testa mentre, esattamente un anno fa, passeggiavo per le strade di Gomel.
    Tuttavia la tua attenta analisi me l’ha riproposto in una veste nuova.
    Dio, sei bravissimo, hai analizzato l’opera con la precisione di un kirurgo, ma senza la “freddezza” del bisturi e dell’atto operatorio.
    Un analisi attenta ke mi ha regalato un emozione.
    Credimi, mentre ascoltavo il tuo podcast ho sentito la necessità di andare a prendere dallo scaffale il mio doppio LP alè-oò e di tenerlo accanto a me, di toccarlo…
    Complimenti davvero. Come dice Stefania (primo commento sul blog) una vera audio-lezione.
    Continua così
    Gianni

  4. Laura 22 settembre 2007 at 22:02 #

    Ciao Filippo,
    ma che sorpresa trovare la tua mail nella posta e non sapevo proprio che adesso fossi a Varsavia, è stato bello ascoltare la tua analisi di una delle canzoni certamente più belle di Claudio, io la adoro e davvero secondo me in ognuna di quelle strofe le ragazze vengono descritte con assoluta poesia…e complimenti a te per la tua analisi, sai che io non me ne intendo tanto di musica a livello tecnico ma decisamente sei stato bravissimo…è stato anche un bel modo per ascoltare la tua voce ora che sei lontano…un abbraccio e davvero buon tutto!!!

  5. francesca 25 settembre 2007 at 16:03 #

    E’ proprio vero ,c’è un filo invisibile che lega le storie di tutti noi e forse oggi questo filo mi ha portato sul tuo sito.Premetto che io sono non una fan di Claudio ma qualcosa di più ,peccato che lui non lo sappia e difficilmente vado su siti che non lo riguardino personalmente.
    Mi ha incuriosito l’analisi del testo di “ragazze del’est” perchè è una canzone che amo particolarmente.
    Claudio è molto legato a questa terra di Polonia e ne parla anche nel suo libro “senza musica” dove scrive che sarebbe rimasto lì per sempre.
    E forse è lì che è rimasto il suo cuore di ragazzo,quel cuore che oggi in tanti ormai gli contestano.Claudio scrive che una sera trovandosi lì a Varsavia ebbe la sensazione che qualcosa stava cambiando ,un vento nuovo che conteneva la promessa che quel mestiere di cantante, (lui ama definirsi però cantastorie) sarebbe diventato la sua vita.E così è stato,questa canzone dunque contiene la nostalgia di un tempo andato e la speranza di un futuro ancora tutto da vivere fatto sia di piccole cose che di grandi speranze,di piccole gioie e di allegre euforie,; sentimenti che accomunano sia l’autore della canzone che i protagonisti.
    E’ molto accurata ed attenta l’analisi musicale del testo che tu fai ,e per me ,che non sono un’esperta musicale coincide perfettamente con quello che le parole mi trasmetono.Claudio ha sempre tenuto a precisare di avere difficoltà con le parole e di essere prima di tutto un musicista ed è vero,perchè anche solo ascoltando la musica percepiamo la meravigliosa tristezza velata di mistero e di semplicità di questa terra e dei suoi abitanti;il lento e ritmico procedere della loro vita senza troppe fantasie e senza grandi sogni,la celata bellezza di queste donne che rincorrono dolci fantasie e tristi realtà.
    Con questa poesia Claudio ci ha regalato uno scorcio di quella terra dove vivere è una conquista giorno per giorno. Amo definirla poesia anche se in molti storceranno il naso perchè per me è poesia tutto ciò che ti rimane nel cuore e Claudio con la sua musica e le sue storie sarà per sempre nel mio cuore.

  6. Iosonoqui.net 26 ottobre 2007 at 03:12 #

    ciao Filippo,
    complimenti per la tua analisi…..

  7. Michele 26 ottobre 2007 at 12:31 #

    Provate a ripercorrere frangenti della vostra vita, significativa, si é avvolti da quella frenesia di tornare ad assaporare quei momenti ma che chiaramente non ci si riesce. E´qui che scatta una sensazione di sconforto misto a quella nostalgia legata ad esso,nel momento in cui queste sensazioni ti assalgono ti senti tristemente impotente di fronte all´ineluttabilitá del “TEMPUS FUGIT” e come per incanto riesci ad evocarle in maniera tale da rendere incredibilmente partecipe chiunque ascolti o legga quei momenti “ETERNI”. Solo ed unicamente ad esseri umani dotati di un immaginifico particolare legato ad una forte sensibilitá umana ed evocativa é permesso(malgrado tutto) di poter “star male” ed assaporare gli “ATTIMI ETERNI” in tutto il loro splendore emozionale.

  8. Michele 26 ottobre 2007 at 12:37 #

    Questo é un modesto esempio delle sensazioni da me sopra descritte. Quando nacque mio figlio Michael
    LO SPETTACOLO PIÚ BELLO

    Come si usa da tanto tanto tempo, in quest’occasione, una ninna nanna dovrei
    cantare, ma ne ho sentite talmente tante, che quasi, non fanno più impressione, e per dare un senso a quest’emozione, prendo carta e penna e mi invento una canzone.
    Non biasimarmi se non ho una musica che accompagna le parole la colonna sonora, quella vera, giunge dalla finestra che, con i suoi rumori di fuori, sono l’essenza della vita stessa.

    C’era una via stretta e bianca un poeta la nominò
    ed un numero lì a mezz’aria nel muro si incastonò
    fu l’inizio di una bella storia
    che è arrivata fino a qua
    tu, prova a mettere la mano sul mio cuore
    lui la racconterà.
    -Ti pensammo un giorno d’agosto-
    E’ una attesa lunga una vita
    nella speranza di sorridere un po’
    di questa malinconia che riga gli occhi
    per tutte le lacrime che qualcuno versò.
    Chissà se riesci a sentirmi proprio adesso
    che volteggi sulla luna
    nel becco di una cicogna
    o sotto un cavolo stai
    lo sguardo ti segue, con l’energia che esso ci dà
    rifletti sulle emozioni che la vita ti regalerà.
    Di spettacoli belli ne ho visti per davvero tanti
    cominciando dalle albe ai tramonti
    la luna che sta sempre lì in alto
    e qualche volta
    gli si vede solo la fronte e gli occhi
    il resto è coperto dal cielo che gli fa da velo.
    Una palla infuocata
    che ogni sera si tuffa in mare, lo fa a rallentatore
    da un trampolino alto un cielo
    gli spruzzi che giungono, colmano gli occhi
    e fanno da miccia per accendere il cuore.
    Ho visto suonare chitarre e pianoforti
    gli innamorati baciarsi
    s’alzano di scatto, battono le mani
    per l’emozione di una canzone
    o di una partita di pallone.
    Dall’alto del balcone di casa mia
    ogni mattina lo vedevo andar via
    in nero e fiero camminava
    sulle spalline le stelle portava.
    Quelle stelle brillano ancora nel mio cuore
    anche quando sorseggiava il caffè
    son balocchi che la memoria riporta a me.
    Per le vie del bosco ci incamminammo
    nella macchina d’un altro tempo
    era una millecento
    trovammo un ometto con la scure e la mosca sul labbro
    sferrava colpi obliqui sul tronco
    guardava il pargolino
    la lama splendeva le braccia erano forti
    ma a quella scure preferiva il mandolino.
    Dalla stanza accanto la voce di mamma
    intonava le note di una bella canzone
    una signorinella dirimpettaia e pallida
    che abitava al quinto piano
    lanciai lo sguardo, ma c’era solo il cielo
    al di là del balcone.
    E che dire di quel grand’uomo
    parlava e ti incantava
    ogni volta che pronunciavo il suo nome
    sembrava dirgli stai dentro ogni cosa
    davanti una frittura ed un bicchier di vino
    gli leggevo negli occhi
    la forza e l’anima di quel ragazzino
    che faceva a pugni
    per mangiarsi un panino.
    Nel mio cammino incrociai un cavaliere bianco e nero
    scese dal suo destriero impastò i due colori
    e grigio diventò
    domò la sua favola ma nella storia si ingabbiò.
    Raccontò che a soli vent’anni nella vita
    aveva fatto un po’ di tutto
    credo fosse una storia vera
    visto che la gente gli credeva
    s’era fidanzato con una musa
    stringendosela al petto scordar voleva
    ad ogni costo pene e tormenti
    ma con gli occhi socchiusi sembrava dormisse
    di quei silenzi ne ascoltava i lamenti.
    Come amico presi un cane
    la sua coda a mo’ di tergilunotto
    faceva sempre moine nella speranza
    d’una carezza e d’un pezzo d’osso.
    Zolle di terra, melograni
    un mare giallo mosso dal vento
    orizzonti spiati e sogni mai avverati.
    Palombaro che scandaglia gli abissi
    nella ricerca dell’Io che non fui mai.
    Di spettacoli belli ne ho visti per davvero tanti
    in questa vita mia di vagabondo scellerato
    ma lo spettacolo più bello
    è quando t’ho preso in braccio
    il giorno che sei nato.

  9. Manuel 26 ottobre 2007 at 14:22 #

    Ciao, Ho trovato quest’idea innovativa e ben realizzata.. non mi trovo daccordo però sull’ultimo verso che tu attribuisci alle prostitute dell’Est.. questa interprertazione la trovo forzata e senza fondamenti. Ciao, Manuel

  10. Filippo 28 ottobre 2007 at 00:17 #

    Ringrazio tutti per i numerosi commenti e per i complimenti. Grazie agli amici, e alle persone che non conosco ma hanno comunque voluto lasciare un segno qui. Riguardo all’obiezione di Manuel sulla mia interpretazione della parte finale della canzone, invece, vorrei spiegare meglio i motivi che mi hanno spinto a dare quella chiave di lettura.
    Per comodità riporto qui l’ultima strofa:

    le ho viste
    nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie
    sulle labbra vaghi sorrisi di attesa a chissà che
    scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie
    povere belle donne innamorate d’amore e della vita
    le ragazze dell’est

    Gli elementi che mi spingono a pensare che Baglioni si riferisca a delle prostitute sono i seguenti:

    1 – “le ho viste nelle sere quando son chiuse le fabbriche e le vie”: le fabbriche sono chiuse, dunque le ragazze di cui si parla non sono in giro per motivi di lavoro (un lavoro “ordinario”, diciamo…), e sono chiuse anche le vie, nel senso che non c’è gente che passeggia. Insomma, non c’è nessuno per le strade. Dunque cosa fanno queste ragazze in giro di sera se non è per andare al lavoro o per passeggiare, in un posto così solitario?

    2 – “sulle labbra vaghi sorrisi di attesa a chissà che”: le ragazze stanno aspettando qualcosa (o qualcuno… forse dei clienti?), e hanno vaghi sorrisi. Uhm…

    3 – “scrivere sui vetri ghiacciati le loro fantasie”: i vetri ghiacciati di cosa? Forse Baglioni si riferisce ai vetri delle auto? E le fantasie di cui parla potrebbero essere fantasie sessuali…

    4 – “povere belle donne innamorate d’amore e della vita”: infine, Baglioni descrive queste ragazze come “povere belle donne”. Perché? Perché “povere”? Forse perché sono costrette a fare qualcosa che non vorrebbero fare, essendo in realtà innamorate d’amore e della vita.

    Rimane scontato che ogni interpretazione è legittima, purché si forniscano delle spiegazioni. Queste sono le mie, che possono anche non soddisfare qualcuno, ma dati questi numerosi “indizi” da parte di Baglioni mi sento abbastanza sicuro nel sostenere l’interpretazione che ho già dato. Ovviamente non è detto che sia così, magari mi sbaglio, ma il bello delle creazioni artistiche è che sono aperte ad interpretazioni diverse, a volte anche opposte.
    Detto ciò, rimane il fatto che anche ammettendo che Baglioni abbia effettivamente parlato di prostitute, lo ha fatto in un modo così elegante da dare l’impressione di non parlare di qualcosa di così “crudo” come la prostituzione, ma anzi chiudendo la canzone con un tono comunque poetico (in linea con il tono dolce e amaro di tutto il testo).
    È da dettagli come questo che si vede la finezza di un vero artista.

  11. Luigi Mariano 4 novembre 2007 at 05:11 #

    Ti devo fare proprio i complimenti, perché mi era sfuggita questa analisi spettacolare di questo capolavoro di Baglioni. Anch’io amo fare queste analisi con le canzoni, significa amare la musica e la poesia.
    Ancora resto stupefatto davanti a chi mi prende in giro perché mi piace Baglioni. Mi spiace dirlo, ma per me sono ignoranti, ne senso che proprio non conoscono i brani di Claudio, perché sono rimasti ancora attaccati ad alcune inegnuità anni ’70 (passerotti e piccoli grandi amori, ecc).
    Baglioni per me, a livello di poetica e di testi, non ha nulla da invidiare ai grandi (Fossati, Guccini ecc), invece è incredibilmente ancora oggetto di piccoli scherni ad opera di alcuni snob amanti della canzone d’autore.
    Bah.

  12. Filippo 4 novembre 2007 at 12:59 #

    Grazie ancora per i complimenti. Condivido: Baglioni è decisamente sottovalutato. Bah! 🙂

  13. Giovanni 26 agosto 2009 at 22:18 #

    Hai ragione, questa canzone è un capolavoro. E’ una delle mie canzoni preferite, che mi commuove ogni volta che la sento.
    Sei stato molto bravo nella tua analisi che ho seguito con attenzione, (si imparano sempre delle cose nuove anche dopo tanti anni…), non sapevo che l’ultima strofa si riferisse alla prostituzione, mi era sembrato di capire che Baglioni si rivolgesse alle ragazze, succubi dei regimi che c’erano allora, e alle loro frustrazioni.

  14. Manuela 11 ottobre 2009 at 00:19 #

    Ciao Filippo,

    sono completamente d’accordo con la tua analisi. Ho sempre pensato che la canzone si riferisse proprio alle prostitute, che dall’ Est vengono in Italia sperando di avere una vita fatta magari di cose semplici, ma belle e autentiche, e che invece si ritrovano costrette a vendere il proprio corpo, senza però “sottomettersi” a quello squallore e abbrutimento che in genere siamo soliti associare alla prostituzione. Queste ragazze pretendono giustamente di avere le stesse sensazioni ed emozioni delle loro coetanee italiane, e di conservare il candore della loro età. La canzone, purtroppo, è ancora attuale.

    Secondo la mia interpretazione, la canzone parla della loro giornata: ragazze come tante durante il giorno, squillo di notte.

    Tutto ciò nonostante anche prima della strofa finale ci siano dei riferimenti alla prostituzione: quel “facce ingenue appena truccate” mi sembra una splendida contrapposizione a ciò che dovranno fare la sera, in cui le loro facce saranno loro malgrado truccatissime e saranno viste dai clienti in modo certamente non ingenuo e “puro”. “Coprirsi bene il cuore” mi sembra descriva una sorta di pudore che loro vogliono assumere durante il giorno, pudore che la sera non potranno più esercitare, e volontà di sentirsi altra cosa rispetto al loro mestiere. Il ” dolore nuovo e lontano tenuto per la mano” probabilmente si riferisce ad affetti rimasti nel Paese d’origine, genitori, fidanzati, magari anche figli a cui mandano i soldi che guadagnano.

    Quanto alla strofa finale, sono d’accordissimo con l’interpretazione di Filippo, a parte il fatto che ho sempre pensato che “i vetri ghiacciati” fossero quelli delle vetrine dei negozi, davanti ai quali stanno ferme in attesa dei clienti, e non i vetri delle loro macchine, visto che una volta lì dentro devono lavorare e non hanno tempo di abbandonarsi alle loro fantasie personali.

    Preciso che sono nata poco dopo l’uscita della canzone e forse non colgo altri riferimenti socio-politici, legati magari alla Guerra Fredda e al Muro.

    Non sono proprio una fan del cantautore romano, ma sono d’accordo con Luigi Mariano quando parla della poesia di molti testi di Baglioni, soprattutto del Baglioni di quel periodo. Credo che lui sia stato snobbato a causa della sua immagine di autore di canzoni d’amore e soprattutto a causa del suo pubblico, in larga maggioranza femminile. Si sa che in Italia la critica (musicale ma anche letteraria) non è ancora estranea a una sorta di maschilismo latente, che reputa frivolo ciò che piace alle donne.

    Complimenti, Filippo.

  15. Pinca Pallina 21 febbraio 2011 at 18:24 #

    ma perche` per gli italiani una polacca da sola per la strada e triste deve essere automaticamente una prostituta??? non mi sembra proprio che baglioni intenda questo (se “facce ingenue e appena truccate” vi fanno pensare a delle prostitute mi sa che avete dei seri problemi). e poi smettiamola per favore di parlare al presente della Polonia come “quella terra dove vivere è una conquista giorno per giorno” come se fosse ancora cosi`.. Il comunismo e` finito e la Polonia adesso e` uno stato moderno e vivo come pochi altri. Bellissima Canzone

  16. Alessandro Napoleoni 15 maggio 2011 at 23:30 #

    Io in Polonia ci vivo da 7 anni e di prostitute sulle strade non ne ho MAI viste. Ho una discoteca e di prostitute nemmeno lì ce ne sono. Figuriamoci se nel ’71 Baglioni si riferiva alla prostituzione. Nel ’71 in Italia non c’era nessun immigrato dell’est. Eravamo TUTTI italiani in Italia nel ’71 (a parte qualche cinese). Le uniche prostitute che c’erano erano nostrane o francesi, al massimo, in qualche night delle grandi città. Baglioni semplicemente in questo pezzo si riferisce alle ragazze polacche dell’epoca. Belle, povere, semplici, ingenue, sognatrici, dolci, simpatiche, romantiche…ma senza libertà (a causa del comunismo imperante). Tutto qui.

  17. Arturo Santana 18 ottobre 2012 at 13:08 #

    Buena oportunidad para entender mejor el significado de esta cancion.
    Debo de admitir que me sorprendio mucho el sentido directo en que se hace referencia a la prostitucion en este analisis y francamente no se si estoy de acuerdo con ello. Pero es en definitiva un muy buen trabajo lo felicito por eso.
    Desafortunadamente no puedo escribir en italiano.
    Abrazos desde Australia

  18. Matteo 3 febbraio 2015 at 22:42 #

    Se volete, potete ascoltare un’altra canzone molto simile per periodo e per tema ed altrettanto bella.
    Une Fille de l’Est di Patricia Kaas, che già nei primi anni ’90 era molto famosa principalmente in Russia.

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