Archive | agosto, 2011

Sciò Live + Joe Amoruso + Rino Zurzolo = Wow!

“Wow!”: questo è quanto mi viene da dire ripensando al concerto a cui ho assistito il 26 agosto a Rocca Imperiale (CS), in cui gli Sciò Live – band di tributo a Pino Daniele  – hanno suonato insieme a due grandi musicisti che hanno fatto parte del gruppo storico del cantautore napoletano: Joe Amoruso (tastiere) e Rino Zurzolo (contrabbasso).

Il repertorio è stato ovviamente quello glorioso dei primi album, quello che tutti conoscono e che comprende canzoni famosissime come “Viento ‘e terra”, “Yes I know my way”, “Napule è”, per citarne giusto qualcuna. La particolarità del concerto è stata quella di aver dato ampio spazio ai musicisti. Non è cosa comune, fra le cover band, prendersi ampie libertà per dar spazio all’improvvisazione, ma in questo caso la presenza dei due prestigiosi ospiti ha senz’altro stimolato l’interplay, quel dialogo fondamentale tra musicisti che non si limitano ad eseguire una parte sempre uguale, ma amano mettersi in gioco in ogni momento. Rino Zurzolo, in particolare, sembrava perfettamente a suo agio nella direzione del gruppo, con segnali che mandava ai musicisti che si trovavano lì per lì a inventare qualche nuova situazione. Credo che l’idea di invitare degli ospiti di quel livello dia una marcia in più a questo genere di band, che spesso rischia di perdere completamente personalità nell’emulazione dell’artista famoso. In questo caso, invece, più che di emulazione si è trattato di un omaggio, che oltretutto ha colto lo spirito di libertà improvvisativa proprio della band di Pino Daniele dell’epoca, che oltre ai nomi di Amoruso e Zurzolo includeva altri grandissimi musicisti partenopei come Tony Esposito (con il quale gli Sciò Live si sono pure esibiti, in altra occasione), Tullio De Piscopo e James Senese.

Il concerto è stato il momento culminante della terza edizione di P-assaggi Sonori, una manifestazione che alla musica abbina le specialità gastronomiche locali, e nello specifico il limone IGP di Rocca Imperiale proposto nei vari stand gastronomici sotto varie forme (dall’olio al limone, alle torte, all’immancabile granita). Oltre che per la musica, dunque, viene da dire “wow!” anche per le prelibatezze offerte al palato, in quella bella giornata di musica e genuina atmosfera di sagra paesana, di cui potete cogliere un “assaggio” nelle fotografie di Annalisa Zizzi.

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Aspettando “Radio Music Society”, il prossimo album di Esperanza Spalding.

Esperanza Spalding - Chamber Music Society / Radio Music Society

Il prossimo album di Esperanza Spalding dovrebbe vedere la luce all’inizio del 2012, e si intitolerà “Radio Music Society”, stando alle notizie ufficiali. Sul suo sito internet attualmente campeggia un’immagine con un doppio ingresso, raffigurato proprio con due porte, la prima delle quali indirizza al suo album “Chamber Music Society” – attualmente ancora in promozione – mentre la seconda, indirizzata a “Radio Music Society” ma bloccata, avvisa l’utente con questo messaggio: “Non ci sono ancora, qui. Per favore entra dalla porta a fianco. Non vedo l’ora di incontrarti!”.

Tra una sessione di registrazione e l’altra, Esperanza Spalding continua ad andare in tour tra Brasile e Stati Uniti continuando a promuovere il fortunatissimo “Chamber Music Society”, il suo terzo album, che nel febbraio 2011 le ha fatto vincere un Grammy Award nella categoria “Miglior artista esordiente”.

In attesa di poter ascoltare il suo nuovo lavoro, vi propongo l’ascolto di “Little fly”, il brano che apre l’album “Chamber Music Society”.

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Furia Futrzaków

Ripescando un po’ di buona musica tra i numerosi artisti interessanti che ho scoperto in Polonia, oggi vorrei proporvi i Furia Futrzaków, una band di Varsavia che suona musica elettronica. Ho ascoltato a lungo il loro album di debutto, che porta lo stesso nome del gruppo, e pur non avendo ancora avuto l’occasione di ascoltarli dal vivo ve li raccomando perché hanno delle sonorità molto interessanti e un buon ritmo. Qui sotto potete trovare il video di uno dei loro singoli: “Serce robota” (Cuore di robot). Forse il video in alcuni punti fa un po’ senso… ma la musica è ottima!

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La fama postuma di John Stump (e della sua insuonabile “Faerie’s aire and death waltz”).

John Stump

Le storie di musicisti “dannati” mi hanno sempre affascinato, così come quelle dei musicisti misconosciuti in vita e glorificati dopo la morte. Al secondo caso appartiene la storia che sto per raccontarvi. John Stump (1944 – 2006) è stato un musicista americano che, pur non avendo mai conosciuto la fama durante la sua vita, ha cominciato ad avere un’aura di genio dopo la morte, grazie soprattutto ad una sua composizione intitolata “Faerie’s aire and death waltz”. La particolarità di questo brano è tutta nella bizzarria dello spartito, che – anche a chi ha poca dimestichezza con la notazione musicale – appare più come musica per gli occhi che come musica per essere effettivamente suonata. Infatti, si tratta di una musica pressoché impossibile da eseguire, se non facendo ricorso ad ampie dosi di fantasia, visto che le notazioni sullo spartito fanno riferimento a cose come “inserimento di noccioline”, “come un dirigibile” o “liberazione dei pinguini”. Per avere un’idea più precisa di ciò di cui si sta parlando, basta dare un’occhiata direttamente allo spartito (cliccare per ingrandire).


Come si può notare, al di là delle bizzarre indicazioni menzionate, la musica stessa è impossibile da suonare, tra semibrevi usate per il loro semplice valore grafico e improbabili tempi di 66/1, tuttavia qualcuno ha provato ad eseguire uno spartito del genere, non senza la leggerezza e l’ironia che una prova del genere richiede. Di seguito potete vedere l’esecuzione a cura del CSMTA (Colorado State Music Teachers Association) – il video può essere visto solo su YouTube: l’esecuzione vera e propria del brano comincia al minuto 3:50.

Di John Stump, autore di questa musica, si sa pochissimo. Sarà anche per questo che un alone di leggenda ha cominciato ad avvolgerlo quando questo brano – composto presumibilmente nel 1994 – ha cominciato a circolare negli ambienti accademici musicali americani, suscitando grande curiosità presso studenti e professori di musica. Poi, con la diffusione di internet, la popolarità di questo brano è aumentata sempre più, arrivando persino a diventare sinonimo di “musica impossibile da suonare”, tout court. Così, su YouTube è possibile trovare brani intitolati “Faerie’s aire and death waltz” che con la composizione di John Stump non hanno nulla a che vedere, ma a cui in qualche modo sono associati per il semplice fatto di essere considerati come “impossibili da suonare”. Il più popolare è il video seguente (in realtà un plagio di “U.N. Owen was Her” di Junya Ota, musica per il videogioco “Touhou 6 – Embodiment of the Scarlet Devil”).

Nonostante la curiosità suscitata, John Stump è rimasto sempre nell’ombra, fino a quando suo nipote Greg – quattro anni dopo la morte dello zio – ha deciso di diffondere alcune informazioni che lo riguardano attraverso il suo blog. È a questo punto che la storia diventa affascinante. Greg non aveva partecipato alla cerimonia funebre dello zio, ma i suoi genitori – che vi erano andati – tornarono con alcuni ricordi, tra cui una copia dello spartito di “Faerie’s aire and death waltz”. John Stump aveva lavorato per quasi tutta la vita come copista musicale, quindi Greg non era stupito dal fatto che lo zio potesse aver creato questa specie di falso brano musicale, ispirato dalla grande creatività che lo aveva sempre contraddistinto. Ciò che lo stupì, invece, era l’aver scoperto che questo brano fosse una sorta di leggenda nell’ambiente dei musicisti, nonostante lo zio John non ne avesse mai fatto menzione in famiglia. Dopo aver ricevuto la copia di “Faerie’s aire”, infatti, Greg la mostrò a un suo amico musicista (Samuel Joseph Smythe) e questi gli raccontò di aver già visto quel pezzo quando era uno studente di liceo, sulla bacheca dalla sala di musica… a Washington! Mostrando lo spartito ad altri musicisti, ottenne la stessa risposta: tutti conoscevano questo brano, ma nessuno sapeva alcunché del compositore. Per questo motivo Greg ha deciso di diffondere alcune informazioni sullo zio, quel beffardo, ironico e timido compositore di cui nulla si sa. Dunque, tramite Greg, possiamo sapere quanto segue.

  • John è nato da Homer e Mildred Stump il 24 marzo 1944 a Kansas City, nel Missouri.
  • È cresciuto a Lakewood, in California, studiando composizione e orchestrazione al Long Beach City College.
  • John ha frequentato anche la Cal State University Long Beach, dove ha suonato il corno in un’orchestra diretta da Aaron Copeland.
  • Era un grande fan di molti gruppi musicali (Beach Boys, Carpenters, Olivia Newton-John, Go-Go’s), ma di nessuno tanto quanto i Beatles. Ha persino mandato correzioni alla raccolta di spartiti “The Compleat Beatles“, dei primi anni Ottanta, poiché conosceva minuziosamente sia le canzoni che gli spartiti. Nonostante John amasse tutti i Beatles, Paul McCartney era il suo preferito.
Lettera dell'assistente personale di Paul McCartney a John Stumb

Lettera dell’assistente personale di Paul McCartney a John Stumb

  • Oltre all’esecuzione di “Faerie’s aire and death waltz” già menzionata, l’unica composizione di John Stump ad essere stata suonata in pubblico è un lavoro in tre parti per coro maschile basato sul poema di Dylan Thomas “And Death Shall Have No Dominion” (del quale Greg dice di avere un’incisione su cassetta, da qualche parte), eseguito da un coro al Vedanta Society di Hollywood. John Stumb ha scritto anche “A Suite for Four Trombones and Four Trumpets”  e una volta ha detto a Greg di aver scritto una canzone pop per Karen Carpenter (conosceva una sua amica tramite CSULB), ma poi non se ne è fatto nulla.
  • Infine, John era grosso… intendendo con ciò veramente obeso, cosa che può aver contribuito alla sua timidezza in pubblico. Greg racconta che spesso aveva la sensazione che suo zio disdegnasse la società, in un certo senso, e non si curasse di ciò che la gente dicesse di lui. Ma con chi lo conosceva era premuroso, divertente e brillante.
C’è un altro paio di composizioni di cui si ha traccia, cercando su internet. La prima è “String Quartet No. 556(b) for Strings In A Minor (Motoring Accident)”, del 1997, di cui qua sotto si può vedere la partitura e un video con l’esecuzione midi del brano (intitolato “Faerie’s aire and death waltz” solo per attirare visitatori, ma in realtà è il quartetto).

Un altro brano di cui si ha notizia è “Prelude and the Last Hope in C and C# minor”, del 1971. Anche di questo c’è lo spartito, ma nessuna testimonianza audio/video.
Come già detto, le informazioni su questo autore sono scarsissime. La pagina su Wikipedia dedicata a “Faerie’s aire and death waltz” è stata misteriosamente cancellata, e la pagina di Greg rimane quella con il maggior numero di informazioni. Tuttavia, esiste un gruppo su Facebook e anche una fantomatica “pagina ufficiale” (di cui esiste anche un doppione) di cui però non si sa chi sia l’autore (persino Greg ne è all’oscuro).
Con questo articolo spero di aver dato il mio piccolo contributo alla conoscenza di un autore di cui si sa ancora troppo poco, ma che si inserisce in modo molto interessante in quella corrente della musica del Novecento che va da Stockhausen a Cage, da Zappa a Maderna, e che tocca anche il misconosciuto e leggendario John Stump.
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Una calda estate in solitudine, da Paolo Conte a Raphael Gualazzi.

Paolo Conte - Raphael Gualazzi

Oggi verso mezzogiorno, mentre ero annichilito dal caldo insopportabile della mia auto senza aria condizionata, sento improvvisamente provenire dalla radio le parole di una canzone, nelle quali mi sono immedesimato istantaneamente: “Calda estate non si riesce a far più niente / che morire sotto il sole tra le gabole e la gente / e non so più dove andare ma non voglio questa gente / dove sei [...]“. La canzone, bellissima, è “Calda estate (dove sei)” di Raphael Gualazzi, e devo dire che – al di là della facile associazione con la mia sfortunata condizione di automobilista sotto il sole – ha subito richiamato alla memoria un’altra canzone che tratta lo stesso tema, ovvero “Azzurro” di Paolo Conte, che comincia con queste parole: “Cerco l’estate tutto l’anno / e all’improvviso eccola qua / Lei è partita per le spiagge / e sono solo quassù in città / Sento fischiare sopra i tetti / un aeroplano che se ne va / Azzurro / il pomeriggio è troppo azzurro / e lungo per me / Mi accorgo / di non avere più risorse / senza di te [...]“.

Entrambe le canzoni parlano di un’estate solitaria senza la propria donna, e della ricerca di lei come fuga da un caldo opprimente. La noia, il bisogno di evasione, il desiderio della compagnia femminile sono elementi presenti in entrambe le canzoni. Addirittura, la voce strascicata di Raphael Gualazzi richiama abbastanza palesemente quella ben più ruvida di Paolo Conte, come se volesse essere un omaggio al grande cantautore astigiano. O forse, è semplicemente il caldo a far trascinare le parole, annichilite anch’esse dal solleone. Ad ogni modo, con la scusa del caldo, vi consiglio di consolarvi ascoltando queste due splendide canzoni.


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Quel Rokkaccio di Vasco Rossi.

Vasco Rossi "Rokkaccio1"

Da qualche settimana a questa parte tutti sembrano prestare grande attenzione alla passione di Vasco Rossi per il web: televisioni e giornali (sia online che offline) rilanciano puntualmente i suoi “clippini”, ovvero quei video in cui il rocker si spoglia del suo mito per mostrarsi nella sua quotidianità di “social rocker“. Al di là dei commenti sul contenuto di ogni singolo video (non penso abbia grande importanza commentare: ognuno può trarre da sé le proprie conclusioni), la cosa interessante è il fatto stesso che un personaggio di questo calibro abbia deciso di mostrarsi per come è, nel bene e nel male. Penso che sia una scelta coraggiosa, molto rock, anche. De-mitizzare il mito, rendere quotidiano un personaggio pubblico che normalmente viene percepito come lontano e inaccessibile nella sua sfera privata, è un’altra delle grandi possibilità offerte da internet. Chiunque – famoso o no, mito o non mito – può mettersi in gioco di fronte ad una platea di fan (reali o potenziali), e creare il suo show per i suoi ammiratori. Che si tratti di Vasco Rossi sotto lo pseudonimo di “Rokkaccio1” su YouTube, oppure di un pinco pallino qualsiasi che parla dei suoi interessi, su internet c’è spazio per tutti, purché si abbia qualcosa da dire. La rivoluzione della rete consiste in questo: nel dare spazio a chi altrimenti non ne avrebbe avuto, ma anche nel dare, a chi la popolarità già ce l’ha, la possibilità di esporsi in maniera completamente nuova. Questa cosa Vasco Rossi l’ha capita benissimo, e tutti ora parlano di lui e dei suoi clippini. Ah, quel Rokkaccio di un Vasco…!

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Jack Conte – VS4

Jack Conte - VS4

Ogni tanto capita di tornare a vivere la sensazione di semplice e spontanea felicità tipica dei bambini. Ecco, oggi sono stato felice come un bambino quando, tornando a casa dal mare, ho trovato sulla cassetta della posta il pacchetto di Amazon con alcuni CD di  Jack Conte, che avevo ordinato alcune settimane fa. Evidentemente aspettavo questi CD con una certa impazienza, visto che nel frattempo ho ascoltato tutte (o quasi) le canzoni di Jack dal suo canale su YouTube. Ora, finalmente, posso ascoltare con calma il suo meraviglioso album “VS4″, e i due EP che ho comprato insieme: “Sleep in color” e “Nightmares and daydreams”.

In “VS4″ Jack Conte passa con disinvoltura da atmosfere grunge a raffinatissime armonizzazioni vocali, ed è evidente che alla base dell’aspetto più propriamente “stradarolo” c’è una solida preparazione classica, che traspare sia dalle suddette armonizzazioni che dalle partiture scritte per l’organico da camera a completamento degli arrangiamenti di alcune canzoni di “VS4″.

Evidentissima è l’influenza dei Beatles in diversi brani, e anche se questo aspetto non volge a favore di una particolare originalità, va detto che le canzoni che richiamano le atmosfere dei quattro di Liverpool sono tra le più ispirate dell’album. Tra queste, non posso non segnalarvi “Sinking feeling“, che ho avuto in testa per tutto il pomeriggio. Ascoltatela qua sotto, è uno spettacolo!

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