Archive | settembre, 2007

Nighthawks

Nighthawks.jpg A guardarli in faccia – così, di primo acchito – si direbbe che stiano per preparare un colpo in banca, o che comunque abbiano qualcosa di losco in mente. E invece no: sono due raffinatissimi musicisti!
Dal Martino (basso e chitarre – a destra nella foto) e Reiner Winterschladen (tromba) sono due musicisti tedeschi di grande sensibilità musicale. Riescono a trasmettere quanto di più poetico ci possa essere nell’arte dei suoni senza rinunciare a ritmi danzerecci, facendo l’occhiolino a sonorità smooth jazz. I due sono a capo di una formazione che si chiama Nighthawks, di cui avevo già parlato in un mio recente post. Ho comprato il loro ultimo album, intitolato “Nighthawks_4”, e lo sto ascoltando di continuo (chi volesse ascoltarne alcuni spezzoni, può farlo cliccando qui), dunque mi è sembrato il momento di parlarne anche sul blog.
Questo gruppo riesce a creare un’atmosfera speciale mescolando jazz, rock, funky (e altre cose…) con risultati veramente felici. Così, se la tromba di Reiner Winterschladen ricorda molto quella di Miles Davis, d’altra parte gli arrangiamenti e le sonorità del gruppo richiamano a volte i Dire Straits, a volte atmosfere brasiliane… insomma, un bel calderone, che ha comunque come tratto comune a tutti i brani dell’album una grande eleganza, dovuta alla sensibilità musicale dei due leader, di cui si diceva in apertura.
Comunque, se doveste incontrare per strada quei due, badate al vostro portafogli. Non si sa mai…

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L'arte dell'incontro è come un pianoforte in alto mare…

Sono passate le tre di notte, in cuffia ho la musica e le parole di “Aguaplano” di Paolo Conte, con tutta la suggestione esotica che quella canzone evoca, e mi trovo a pensare come sia strano che a volte gli incontri che sembrano essere passeggeri ritornino inaspettatamente nello scorrere della vita.
Voglio dire: la città in cui ora vivo, Varsavia, è una città con un milione e settecentomila abitanti, ed io ho appena incontrato casualmente un ragazzo italiano che avevo già conosciuto quando ero venuto qui a marzo come semplice turista, quando non avevo la più pallida idea che nel giro di pochi mesi sarei tornato per motivi di lavoro. Ora, dicevo, sono appena rincasato da una serata danzereccia passata all’Underground, dove per capriccio della fatalità ho incontrato nuovamente Leonardo, e questo fatto che le vicende personali di ognuno di noi si possano incrociare in modo apparentemente inspiegabile è assolutamente affascinante e mi lascia una sensazione di fiducia verso il futuro: è come sapere che c’è un filo invisibile che lega le storie di tutti noi, e che forse c’è anche un senso, per quanto misterioso e nascosto.
Intanto Paolo Conte nella sua canzone parla di un aeroplano che sorvola a bassa quota un mare su cui luccica un pianoforte da concerto:

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Analisi musicale de "Le ragazze dell'est", di Claudio Baglioni

Oggi vi propongo una analisi musicale de “Le ragazze dell’est” di Claudio Baglioni. È impossibile negarlo: qui in Polonia le ragazze hanno qualcosa di speciale, ed essendo io un grande ammiratore di Baglioni – oltre che delle ragazze suddette – non potevo che prestare nuovamente orecchio a quella canzone, che qui a Varsavia diventa particolarmente evocativa. Ma perché fermarsi solo all’ascolto? Perché non condividere, per una volta, le mie emozioni da ascoltatore con i lettori di questo blog? Oggi lo faccio, proponendovi una mia analisi di quella canzone in cui cerco di spiegare perché, a mio avviso, si tratta di un capolavoro.
Di seguito trovate il podcast, in cui i miei commenti audio si alternano alle varie parti della canzone che di volta in volta sono prese in esame. Si tratta di un’analisi che esamina la canzone da vari punti di vista. In che modo Baglioni ha usato melodia, armonia, testo, la struttura stessa del brano, per sviluppare il suo progetto comunicativo e trasmettere all’ascoltatore un’emozione ed il senso finale della canzone? Cercare di dare una risposta a questa domanda è stato lo scopo sottinteso del mio lavoro di analisi, che spero possa essere utile a qualcuno.
Più in basso riporto anche il testo della canzone, che può essere comodo tenere sott’occhio durante l’ascolto.

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I raffinati gusti musicali dei polacchi

I polacchi sanno riconoscere la buona musica meglio degli italiani. Questo, almeno, è stato il primo pensiero che mi è venuto quando alcuni giorni fa ho fatto un giro al Traffic, noto negozio di dischi/libri/multimedia a Varsavia.
Come capita ogni tanto, sono stato folgorato da una musica che in quel momento era in sottofondo nel negozio (mi piace sempre molto quando succedono queste cose…). Per i più curiosi, il brano si chiama “Last call for passenger W.“, dei Nighthawks: si tratta di un brano poetico, meravigliosamente sognante e un po’ malinconico. Dei Nighthawks prometto di parlare più approfonditamente tra qualche giorno.
Qui, invece, vorrei proseguire nel mio racconto, che punta ad altro. Rivolgendomi al negoziante per sapere quale fosse l’album e il nome del gruppo, mi sento rispondere che l’album in sottofondo è quello al primo posto nelle vendite della settimana, e che lo posso ascoltare con le cuffie da una postazione che mi indica. Rimango allibito. Ma come?! Un album che si può categorizzare tranquillamente sotto il genere del jazz finisce al primo posto? Davanti a Manu Chao e Nelly Furtado? Ma siamo matti? Mah!
Chiedo se per caso la classifica si riferisca alle vendite in tutta la Polonia, e anche se mi sento rispondere che riguarda solo le vendite di quel negozio, ciò non cambia gran ché le cose e il mio stupore. Altri dischi jazz erano presenti in classifica (anche il secondo posto era un album jazz, ma non chiedetemi di chi fosse, perché non lo ricordo), mescolati insieme ad altri decisamente più commerciali. Non so se la clientela di quel negozio sia particolarmente raffinata in quanto a gusti musicali (evidentemente sì, visto che ci vado anch’io…), ma di fatto una cosa del genere in Italia non l’ho mai vista. Qualcuno mi può smentire?

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"C'è un musicista irlandese che suona in piazza, dicono che sia famoso…". E chi ti trovo? Bob Geldof!

Bob Geldof.JPGDopo aver mangiato qualcosa in un ristorantino, un’amica ieri mi ha proposto di andare a sentire un concerto in piazza, qui a Varsavia: “sai, ho saputo da una mia amica che c’è questo concerto, mi ha detto il nome del cantante ma non lo ricordo molto bene. Comunque dice che è famoso, ti va di andare?”. Ok, andiamo. Arriviamo sul luogo del concerto, ormai finito, e facciamo in tempo a sentire giusto gli ultimi pezzi e tre bis. Il musicista famoso, comunque, era Bob Geldof!
Avevo visto, nei giorni scorsi, i manifesti del concerto, e ci avevo fatto un pensierino. Ero convinto che il concerto fosse il 19 settembre, ma la mia scarsa (nulla, diciamo) conoscenza del polacco non mi ha fatto capire che il concerto era ieri, e cominciava alle 19. Beh, se non fosse stato per Olia, mi sarei perso anche quelle poche canzoni. Beh, sarà il caso di cominciare a studiare il polacco?

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