Archive | luglio, 2007

Pollino Music Festival 2007

Si svolgerà dal 2 al 5 agosto, presso il campo sportivo di San Severino Lucano (PZ), la dodicesima edizione del Pollino Music Festival. Il programma della manifestazione comprende, tra gli altri, i Mau Mau, Giuliano Palma, i Verdena e Daniele Silvestri.
Particolarità del festival (che ha anche una pagina su MySpace) è quella di dare spazio a generi musicali diversi come la musica etnica, il rock, il reggae, la musica elettronica, l’hip-hop, la canzone d’autore, senza trascurare il forte legame con il territorio, ricchissimo di risorse naturali e paesaggistiche. Tra le tante attività a contorno, quest’anno c’è anche un percorso di formazione professionale nel settore della organizzazione di eventi musicali, destinato a 16 giovani dell’area lucana del Pollino, che avranno così l’opportunità di guardare dall’interno la macchina organizzativa del festival, integrando la pratica agli insegnamenti teorici.
Il festival avrà un’appendice a Latronico dal 17 al 19 agosto, con il supporto della rassegna Terme Live, che comprende un concorso per band emergenti, oltre a nomi già noti a livello nazionale.

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Intervista a Paolo Fresu

In certe situazioni ha ancora senso parlare di “generi musicali”? Me lo chiedevo ieri, mentre assistivo ad un bel concerto di Paolo Fresu, in trio con Dhafer Youssef (oud e voce) ed Eivind Aarset (chitarra elettrica). Sapendo che Paolo Fresu è un trombettista jazz sarebbe logico, almeno in teoria, aspettarsi un concerto jazz. I musicisti, però, ne sanno sempre una in più del pubblico (anche più di una, in realtà…), ed ecco che il trio di ieri sera si è esibito in un concerto che era molto più che jazz, visto che l’incontro fra i tre includeva anche suggestioni etniche (Youssef è tunisino) ed elettrico/elettroniche, per creare un corpo sonoro leggero e dalla forma libera, il cui unico limite era solo la fantasia (peraltro assai vasta) del trio.
La particolarità del concerto, organizzato dal Policoro Jazz Fest, è stata legata anche alla bellezza del luogo: l’Energy Beach Bar di Montegiordano Marina (CS), con il palcoscenico collocato in modo da offre agli spettatori la vista del mare dietro ai musicisti. Alla fine del concerto ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Paolo Fresu, per la seconda volta a distanza di circa tre anni (la documentazione – recensione e intervista audio – sul primo incontro è qui, insieme ad altre cose fatte in passato).
Stavolta si è parlato soprattutto del momento legato alla composizione dei brani. Vi invito dunque all’ascolto del poscast, che trovate qui di seguito.

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La natura della musica, a Bologna

Comincia domani a Bologna la rassegna “La natura della musica 2007. Ascolti musicali aspettando la sera nel Parco Villa Ghigi“, che propone una serie di percorsi tra le musiche che hanno tratto ispirazione dalla natura e dal paesaggio. A fare da guida in questi percorsi tra musica e natura saranno studiosi, critici e musicisti, all’interno di in un contesto rilassante, quello del prato davanti a Villa Ghigi, quando il sole sta per tramontare.
Questi i nomi dei relatori: Marco Dalpane, Massimo Simonini, Sergio Cofferati, Giordano Montecchi, Mario Gamba, Pino Saulo; e questo il programma dettagliato.

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La critica musicale ha bisogno della "stroncatura"?

Un paio di sera fa, discutendo con due miei cari amici (ciao Stefano, ciao Sara!) a proposito di questo blog, mi sono sentito fare una proposta che lì per lì mi ha molto entusiasmato. «Perché», mi hanno detto, «non dedichi una sezione del blog alle “stroncature” di brani o artisti inascoltabili?». Stranamente, non ci avevo mai pensato! Già, perché uno, normalmente, se ha la possibilità di scegliere gli argomenti di cui parlare, sceglie delle cose che reputa interessanti. Mai e poi mai mi sognerei, in condizioni normali, di scrivere un post su Fabri Fibra o – che so – Tiziano Ferro, per il semplice fatto che ho molto di meglio a cui badare.
Quella proposta mi aveva entusiamato, e anche le nostre chiacchiere da bar ne trassero beneficio, visto che dopo un po’ cominciammo ad immaginarci spassosissime recensioni impietose nei confronti di poveri artisti indifesi, vittime del sadico critico musicale (cioè io, nel caso specifico).
Ieri, però, un post di Ernesto Assante mi ha fatto riflettere. In quel post, Assante si sfoga contro i Tokio Hotel, che evidentemente non sopporta proprio, a giudicare da questa sua affermazione: “Si, mi fanno orrore, mi fa schifo la loro musica, non posso guardare foto e video del gruppo, trovo terribile che qualcuno abbia potuto promuoverli e che qualcuno, addirittura, compri i loro dischi o vada ai loro concerti”. Nei commenti al suo post, qualcuno ha fatto notare che se proprio gli fanno schifo, avrebbe potuto semplicemente ignorarli, mentre parlandone (pur se male) ha fatto comunque il loro gioco.
A questo punto mi sono interrogato sull’opportunità o meno di dedicare una parte del blog alle “stroncature”. Dovrei stare al gioco di artisti che non valgono nulla (il cui ragionamento è: in ogni caso, l’importante è che se ne parli)? Oppure dovrei dire le cose come stanno, indicando chiaramente che la musica di tizio o caio è più efficace di un purgante? Sarei curioso di sapere cosa ne pensano i lettori di questo blog, dunque vi invito a dire la vostra attraverso il sondaggio che potete trovare nella colonna di destra. Io non mi farò condizionare, la mia scelta l’ho già fatta.

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Il diritto d'autore, tra il vecchio e il nuovo

Mentre è di oggi la notizia che Gino Paoli si è dimesso dall’assemblea dei soci della SIAE, in polemica con la gestione dell’ente, c’è chi si interroga seriamente sull’esigenza di trovare altre logiche di tutela dei diritti d’autore. Ieri sera, infatti, Wikimedia Italia e la Free Hardware Foundation hanno organizzato a Roma una tavola rotonda sul tema del diritto d’autore in rapporto ai nuovi media (l’intero dibattito è stato ripreso in video da Robin Good, ed è visibile qui).
Sembra ormai evidente che mentre la SIAE è interessata alla tutela dei grandi interessi industriali (ai danni dei piccoli autori, che non godono di alcuna considerazione), dall’altra parte c’è un numero sempre più consistente di artisti che ha trovato su internet un canale preferenziale per la diffusione delle proprie opere. Molti artisti, assolutamente sconosciuti al grande pubblico, hanno su internet il loro “riscatto” personale, riuscendo ad ottenere visibilità ed apprezzamenti in un mercato di nicchia. Se a questo si aggiunge che la visibilità va di pari passo con un ritorno economico (chiunque, ad esempio, può vendere la propria musica direttamente su internet, senza l’intermediazione di alcun discografico), è logico che chiunque non abbia volumi di vendita pari a quelli degli artisti più famosi (cioè la maggior parte degli iscritti SIAE) possa pensare di rivoluzionare il proprio modello di vendita e di tutela delle opere a proprio vantaggio.
Facendo un esempio personale, io sono iscritto alla SIAE (è vero: potete ascoltare una canzone sulla mia pagina personale di MySpace), ma sono iscritto principalmente per tutelarmi dal plagio, visto che le mie canzoni non sono né pubblicate da un editore né eseguite dal vivo. Questo significa che annualmente pago la quota associativa senza avere alcun beneficio economico. Inoltre, almeno in teoria, per mettere la mia musica sul mio sito personale dovrei pagare la SIAE, anche se io sono l’autore (suppongo che invece MySpace abbia le autorizzazioni del caso). Cosa guadagno io con questo sistema? Nulla, ho solo spese.
Se invece trovassi su internet un sistema per pubblicare i miei brani associandoli alla data in cui sono stati resi pubblici (per la tutela ai fini legali in caso di plagio), io abbandonerei tranquillamente la mia iscrizione alla SIAE, perché in questo modo risparmierei soldi, verrei tutelato comunque, e potrei guadagnare veramente (anche senza editore) vendendo la mia musica direttamente su internet in modo perfettamente legale.
Il diritto d’autore, per non essere anacronistico, non può che prendere questa nuova direzione.

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20 anni di "Appetite for Destruction"

L’album “Appetite for Destruction” dei Guns N’ Roses compie già vent’anni ed io, che me ne accorgo oggi improvvisamente con un certo stupore, non posso che sentirmi un po’ “vecchio” di fronte a questa notizia. Ma come…!? Sembra solo ieri che i GN’R accompagnavano le mie giornate musicali da adolescente e invece sono già passati vent’anni? Bah! Ma siamo proprio sicuri? Vabbé… In effetti di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia: dopo la passione per il rock e il pop si è passati alla canzone d’autore, al jazz, un po’ di musica classica e opera, ci si è incuriositi per le avanguardie e le sperimentazioni, poi la passione per musica brasiliana, quella per le musiche del mondo… Eppure vent’anni fanno un certo effetto ugualmente.
I Guns N’ Roses li amavano soprattutto i miei amici, ed io li ascoltavo dunque “di striscio”, buttando un po’ l’orecchio… Ho comprato quell’album solo alcuni anni dopo (quando c’era ancora il vinile), forse perché mi sono accorto solo tardivamente che, in fondo, mi piacevano anche.
Però, cazzarola, sono passati vent’anni. Pazienza… Consoliamoci con un video d’epoca

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Serena Benvenuti (Arya)

Serena Benvenuti, in arte Arya, è una cantante di Firenze molto brava, interprete sia di brani originali (di cui è coautrice) che di cover. Serena trasmette una grazia ed una eleganza, nell’interpretare le sue canzoni, che derivano probabilmente dall’influenza artistica della cantante israeliana Noa, di cui è ammiratrice. Molto più delle parole, comunque, vale l’ascolto diretto della musica, dunque vi invito a prestare orecchio a due delle sue canzoni, “Foglie d’autunno” e “Dammi te”, sia in video che in mp3.
Dal 2003, inoltre, si è avvicinata al jazz e alla musica brasiliana, e ora interpreta brani noti e meno noti della “Musica Popular Brasileira” all’interno del progetto Tamanduà, trio vocale femminile accompagnato da una chitarra. I brani sono arrangiati ed interpretati molto bene, e questo tipo di organico dà, a ciò che è già brillante e solare di suo, una ulteriore freschezza. Anche in questo caso, l’ascolto è la miglior prova.
Pur conoscendo Serena solo attraverso i link che ho segnalato, mi sembra di percepire – oltre al talento – una tensione verso la ricerca che è ciò che contraddistingue i veri artisti. Teniamola d’occhio…

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Intervista a Vincenzo Mollica

Ieri sera ho avuto l’occasione di incontrare il noto giornalista di spettacolo del TG1 Vincenzo Mollica, che si trovava a Matera come ospite del festival CinemadaMare per presentare il documentario “Bella gente stasera in Paradiso” (a cura dello stesso Mollica e di Antonello Sarno, con la collaborazione di Maurizio Costanzo).
Nel corso dell’intervista che ho potuto fargli, si parla della differenza tra il ruolo del critico musicale e quello del cronista, dei rapporti con gli artisti, e del lavoro di giornalista che – nonostante tutte le difficoltà – è “il mestiere più bello del mondo”.
Il podcast che vi propongo è solo una parte dell’intervista (che verrà utilizzata, completa, per un’altra circostanza), e purtroppo la qualità audio soffre dei rumori di sottofondo del ristorante in cui si è svolto l’incontro (c’era persino il pianobar…), con una conseguente distorsione delle voci. In ogni caso, penso che sia comunque godibile e vi invito perciò al suo ascolto.

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